
Insegnanti afflitti dal burnout
Stanchi, apatici, frustrati. Gli insegnanti sono i dipendenti pubblici più
colpiti dalla sindrome del burnout, un fenomeno di portata internazionale. E
rischiano di ammalarsi di patologie psichiatriche con una frequenza di gran
lunga maggiore rispetto a impiegati, personale sanitario e operatori della
Pubblica amministrazione.
Ad appurarlo è lo studio Getsemani, condotto da Vittorio Lodolo D'Oria, medico
rappresentante Casse pensioni Inpdap, Francesca Pecori Giraldi, dell'Istituto
auxologico italiano, Antonio Vitiello, del Servizio di medicina legale dell'Asl
di Milano, Carola Vanoli, dell'Istituto di medicina legale dell'Università di
Milano, Patrizia Zeppegno, docente di Psichiatria all'Università del Piemonte
orientale, e Paolo Frigoli, del Bates Healtworld consulting.
Il gruppo di esperti - che è partito dall'analisi degli accertamenti sanitari
per l'inabilità al lavoro svolta dai Collegi medici della Asl di Milano dal 1992
al 2001 per un totale di 3.049 casi clinici - ha messo a confronto quattro
macrocategorie di dipendenti della Pubblica amministrazione: 696 insegnanti, 596
impiegati, 418 sanitari e 1.340 operatori. La frequenza di disturbi della psiche
nei professori è risultata superiore, indipendentemente da altri fattori, come
sesso ed età. La conclusione del team è che, pur non essendo contemplata nel Dsm
IV (la classificazione internazionale delle patologie psichiatriche), la
sindrome del burnout, se trascurata, può trasformarsi in malattia mentale a
tutti gli effetti. E gli insegnanti a rischio sarebbero circa un milione.
Perché sono le "vittime" preferite? Lo studio individua i fattori predisponenti
nella peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi
numerose, precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di
aggiornamento), nella trasformazione in senso multietnico della società, nel
continuo evolversi della percezione dei valori sociali. Ma anche nel progresso
tecnologico, nel continuo susseguirsi di riforme, nella maggiore partecipazione
degli studenti alle decisioni, nel passaggio dall'individualismo al lavoro
d'équipe e, infine, nell'inadeguato ruolo istituzionale riconosciuto agli
insegnanti. Tutti elementi che, assicurano gli esperti, li sottopongono a uno
stress non indifferente.
Le reazioni per fronteggiare il burnout variano: c'è chi affronta di petto la
situazione, chi tende a schivarla sprofondando nell'apatia, chi fugge e chi
abusa di fumo, alcol, caffè e farmaci. L'indagine suggerisce come rimedio un
sostegno psicoterapeutico personalizzato volto a perseguire quattro obiettivi,
uguali per tutti: diminuire la componente onirico-idealista rispetto al proprio
lavoro, riconducendo le aspettative alla realtà; evidenziare gli aspetti
positivi della professione; coltivare interessi al di fuori dalla scuola per
distrarsi; lavorare in compagnia con altre persone per condividere lo stress.
Naturalmente, prima si interviene, più agevole è il recupero.
Insieme con il supporto psicologico, lo studio propone una serie di interventi a
ventaglio nei settori direttamente interessati: scuola, Sanità, tempo libero. E
invita, soprattutto, a prendere coscienza del fenomeno.
26 settembre 2002
Manuela Perrone