
Cambio di incarico per
tanti precari a ridosso degli scrutini, così molti alunni saranno valutati da
sconosciuti
Cattedre, 'valzer' amaro per il prof
Esplode la rabbia
degli insegnanti. I disagi degli studenti disabili
di Vincenzo Brancatisano
«Ciao, amore, mi hanno appena portato via la cattedra, ci vediamo a cena». Clic.
Si prospetta una cena indigesta per la professoressa rimasta senza lavoro e
senza alunni. La scena avviene nei locali della scuola Amundsen, sede di
convocazione per alcune centinaia di docenti precari.
Sono i docenti in attesa di nomina annuale nelle scuole medie e superiori. per
loro la delusione si consuma molte volte, martedi pomeriggio. Alla delusione
degli uni, rimasti a bocca asciutta, si unisce la rabbia degli altri, di tutti.
Ciascuno dei docenti si chiede come sia possibile che un'operazione del genere
si faccia ora, a due settimane dagli scrutini, con non pochi alunni che saranno
valutati da un nuovo insegnante.
Per materne ed elementari, che hanno scelto un reclutamento basato su
convocazioni individuali, il risultato non cambia, anzi è peggiore, con
telegrammi, spesso inutili, che vagano da un punto all'altro della provincia.
Come già riferito, il tutto si è verificato a causa dello straordinario ritardo
nell'entrata in vigore delle nuove graduatorie d'istituto dei precari, avvenuta
il 19 dicembre scorso. Per garantire l'avvio dell'anno scolastico, i presidi
avevano usato la vecchia graduatoria per nominare docenti su posti vacanti fino
a nomina dell'avente diritto, il quale, al momento giusto, avrebbe potuto essere
una persona diversa dal primo assegnatario.
Le cattedre a rischio di valzer erano 500 circa, comprese quelle su sostegno
all'handicap. Queste ultime sono state assegnate alcuni giorni prima, con
operazioni durate fino alle nove di sera e con un quarto di docenti che si sono
scalzati l'un l'altro lasciando i ragazzi disabili in balia a un turn over
inaspettato.
LA BOLGIA. Alle 15 è già una bolgia. Si sprecano battute e invettive, non certo
verso il preside delle medie Cavour, Francesco Massarenti, chiamato a coordinare
le improvvisate scuole polo (istituti scelti da ogni docente come proprio
riferimento) ora che l'incombenza non appartiene più al Provveditorato. Si
inveisce contro la Moratti, che avrebbe illuso tutti circa la sbandierata
puntualità di inizio anno nelle nomine. E si stigmatizzano sprechi evitabili.
Una prof che insegna a Sassuolo denuncia: «Sono stata convocata qui da dieci
scuole con telegramma da 8.500 lire l'uno e sei volte sul cellulare, avranno
speso solo per me 100 mila lire».
Qualcosa non ha dunque funzionato nel coordinamento. Non si vede nessuno del
Provveditorato, ma ci sono tanti presidi, solidali con i docenti, aiutati a loro
volta dai sindacalisti confederali e dello Snals. «I presidi in mezzo a noi in
queste circostanze non s'eran mai visti», osserva qualcuno. Sarà stato per
l'autonomia che li spinge a tenersi i docenti, e sono qui a verificare le
procedure. C'è una impiegata amministrativa dell'Ipsia Corni: «Prendo nota degli
spostamenti dei docenti - spiega - così eviteremo di chiamare quelli già
occupati».
Da tre schermi giganti si intravedono i nomi dei docenti, la posizione in
graduatoria, i singoli istituti: mettere insieme il tutto è un'impresa titanica,
si procede a rilento. Ecco un docente soddisfatto. Scusi, lei ha scelto di
rimanere nella scuola dov'era fino a stamattina? «No - risponde - perché io fino
a oggi non lavoravo". I suoi nuovi alunni lo conosceranno domattina. E il prof
di questi ultimi sarà andato a scalzare un altro e così via."Cerchi di rimanere
da noi, non ci faccia tribolare», chiede un segretario a una giovane insegnante.
In molti sono confermati.
«COSE DA KAFKA». «Un meccanismo folle e umiliante che ricorda qualche racconto
di Kafka», commenta Tiziana Taglazucchi, latinista e docente all'Itc Cavazzi di
Pavullo, che difende coi denti il suo posto. Un inspiegabile intoppo le smembra
all'improvviso la cattedra: ne accetti la metà, le viene proposto, poi si vedrà.
Ma lei non molla e telefona al suo preside che rintraccia nonostante l'ora
tarda. Lui conferma ciò che era già chiaro, alla fine la spunta: «Per fortuna -
dice - che sono una che si impunta, altrimenti».
Francesco Ruberto, docente di Laboratorio tecnologico lancia una sfida al
ministro: «Perché non immette in ruolo altri 60mila docenti per il prossimo
anno, dato che i posti vacanti ci sono? Al 15 gennaio, comunque, non si era mai
arrivati. Domani prenderò il posto a un collega e dovrò valutare ragazzi che non
conosco con un danno agli alunni e alle famiglie». Piero Di Gioia insegna
Laboratorio di Elettrotecnica nella sede penitenziaria dell'Ipsia Corni: «Penso
ai tagli che si prospettano per il prossimo anno scolastico con la legge
finanziaria - si preoccupa - E almeno una volta avevamo tutti lo stipendio
estivo: a parità di lavoro, parità di trattamento. Invece ci sono docenti
precari con stipendio estivo e altri senza, che si devono inventare qualcosa per
sopravvivere fino a ottobre». Di Gioia ha appena soffiato il posto al fresco al
collega Alessandro Guarino. Quest'ultimo va al diurno della stessa scuola, in
città, scalzando un altro collega.
Le operazioni continuano fino a tarda sera. Nel frattempo c'è un'altra notizia
inattesa: non si trovano professori di Tecnologia meccanica. Ci sono 20 posti
disponibili, ma tutte le graduatorie sono esaurite. Chi ha detto che i miracoli
non esistono?
17 gennaio 2002