
Mamma
supplente? Paga ridotta
Congedi parentali dei supplenti: paga piena oppure no? La questione non è nuova,
ma a rilanciarla è stata la rivista specializzata Tuttoscuola nella sua ultima
newsletter, alla luce di una nota interna del ministero dell'Istruzione dello
scorso gennaio che, secondo quanto riportato dalla rivista, si pronuncerebbe a
sfavore dei supplenti. Se la cicogna arriva, sono dunque tempi duri per la
mamma-supplente. Perchè? Da sempre, sottolinea Tuttoscuola, i supplenti in
congedo per maternità "hanno percepito una retribuzione inferiore a quella del
personale di ruolo. Ma il dibattito si è riacceso dopo la presa di posizione del
ministero dell'Istruzione, che si è pronunciato sulla questione, mentre i
sindacati - rileva la rivista - protestano per quella che considerano
un'invasione di campo: non spetta a viale Trastevere prendere posizione, in
quanto in regime privatistico tale possibilità è rimessa esclusivamente ai
contraenti, Aran e sindacati firmatari". Ma da dove nasce la diatriba? La legge
53/2000, che ha dettato nuove norme sull'intera materia dei congedi parentali,
ricorda Tuttoscuola, non prevede nulla di preciso sulle retribuzioni dei
supplenti in maternità, ma ha precisato che "i contratti collettivi di lavoro
possono prevedere condizioni di maggior favore rispetto a quelle previste dalla
presente legge". Con il contratto scuola del biennio 2000-2001 si è poi aperta
una nuova prospettiva, grazie alla generica dizione che attribuisce al personale
dipendente, senza distinzione di posizione, le nuove norme di tutela della
maternità e paternità. Uguale previsione si trova in altri contratti di comparti
pubblici. Anche l'Agenzia nazionale per la negoziazione nei comparti pubblici (Aran),
in risposta ad un quesito, ha precisato che "il trattamento dei supplenti è
uguale a quello dei titolari". Da circa un anno, sottolinea la rivista, anche le
istituzioni scolastiche si muovono nel dilemma: pagare i supplenti come il
personale di ruolo o no? In Emilia-Romagna, afferma Tuttoscuola, "il direttore
generale dell'ufficio scolastico regionale aveva sciolto positivamente
l'interrogativo, ma ha poi preferito chiedere conferma all'Aran, che ha risposto
nel senso sopra indicato. E a Novara, il provveditore agli studi ha invece
preferito girare il quesito direttamente al ministero". E proprio il ministero,
afferma Tuttoscuola, con una "nota interna del Gabinetto, prot. 5040, del
24.1.2002, trasmessa anche al provveditorato di Novara, ha espresso l'avviso che
la retribuzione dei supplenti non possa essere uguale a quella dei titolari". Si
annuncia a questo punto, conclude la rivista specializzata, un "duro scontro tra
sindacati e ministero".
E, infatti, "la nota del ministero dell'Istruzione secondo cui la retribuzione
in maternità per i supplenti non può essere uguale a quella dei titolari è
sbagliata" - sostiene il segretario generale della Uil Scuola Massimo Di Menna.
"Non solo sbagliata ma anche illegittima - afferma il leader sindacale - perchè
non c'è solo il contratto che regolamenta favorevolmente tale norma, ma la legge
sulla tutela delle lavoratrici madri del 2000 riguarda tutte le lavoratrici che
si trovano in congedo obbligatorio per maternità e non poteva essere
diversamente. Inoltre il testo unico che riassume norme di legge contrattuale
del 2001 dice che, in ogni caso, si applica la norma più favorevole". E'
"impensabile - secondo Di Menna - che una donna che deve lasciare il lavoro per
la maternità possa, per il periodo previsto, essere danneggiata con una
riduzione della retribuzione. Verificheremo i casi di applicazione di questa
nota illegittima e tuteleremo le persone coinvolte in sede legale".
E, secondo Irene Pivetti, presidente dell'Udeur "questo sì che è un caso che
andrebbe sottoposto alla Corte costituzionale. Non conosco la legislazione nello
specifico ma so di altri casi di norme discriminanti applicate a donne in
maternità per le quali la Corte ha sancito la loro incostituzionalità. Questo
delle insegnanti supplenti mi sembra un caso analogo. E' infatti intuitivo che
ci si trova di fronte ad un trattamento disparitario. Sarebbe interessante
approfondire la questione magari anche con intervento successivo del
Parlamento".
5 marzo 2002