E’ la scuola la causa principale del deficit statale
Scuola: colpi di forbice sulle immissioni in ruolo
 
di Gianfranco Claudione

  
Il Consiglio dei Ministri, riunitosi lo scorso 28 giugno, lancia l’allarme sui conti dello Stato, che vedono un aumento delle spese da finanziare e una riduzione del risparmio. E sarà la scuola a pagare il prezzo dello stato della finanza pubblica. «Gli iniziali risultati differenziali in termini di competenza» si legge infatti in un comunicato del Governo  «mostrano un peggioramento: il saldo da finanziare passa da 32,8 a 36,2 miliardi di euro; il risparmio pubblico da 9,6 a 8,2 miliardi di euro e ciò per effetto di una maggiore spesa di 1,3 miliardi di euro dovuta in gran parte all’adeguamento degli oneri per il personale della scuola». Sotto accusa sono, in particolare, gli aumenti previsti dal contratto e le spese per il pagamento dei supplenti, anche a causa della necessità – come rilevato dalla Corte dei Conti – di coprire le cattedre rese vacanti per comandi, esoneri, aspettative e quant’altro. Evidentemente, i già consistenti tagli agli organici previsti dall’ultima Finanziaria si sono rivelati inadeguati a contenere la lievitazione delle spese per il personale.
Secondo Italia Oggi (La scure di Tremonti sulla scuola), il ministro dell’economia Tremonti pertanto ridurrà ulteriormente le già esigue richieste di assunzioni del ministro dell’istruzione: «a fronte delle 21 mila richieste della Moratti, a copertura parziale di un buco in organico di circa 80 mila posti, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti sembra deciso, secondo fonti sindacali, a non concedere più di 9 mila immissioni in ruolo.» Questo avrebbe comportato anche – si legge nell’articolo – alcuni contrasti tra i due dicasteri, con il conseguente ritardo nell’emanazione dei provvedimenti relativi alle nuove immissioni in ruolo per l’a.s. 2002-2003 (la cui scadenza è fissata al 31 luglio).

2 luglio 2002