Il Consiglio dei Ministri, riunitosi lo scorso 28
giugno, lancia l’allarme sui conti dello Stato, che vedono un aumento delle
spese da finanziare e una riduzione del risparmio. E sarà la scuola a
pagare il prezzo dello stato della finanza pubblica. «Gli iniziali
risultati differenziali in termini di competenza» si legge infatti in un
comunicato del Governo «mostrano
un peggioramento: il saldo da finanziare passa da 32,8 a 36,2 miliardi di
euro; il risparmio pubblico da 9,6 a 8,2 miliardi di euro e ciò per effetto di
una maggiore spesa di 1,3 miliardi di euro dovuta in gran parte
all’adeguamento degli oneri per il personale della scuola». Sotto accusa sono,
in particolare, gli aumenti previsti dal contratto e le spese
per il pagamento dei supplenti, anche a causa della necessità
– come rilevato dalla Corte dei Conti – di coprire le cattedre rese vacanti
per comandi, esoneri, aspettative e quant’altro. Evidentemente, i già
consistenti tagli agli organici previsti dall’ultima Finanziaria si sono
rivelati inadeguati a contenere la lievitazione delle spese per il personale.
Secondo Italia Oggi (La scure di Tremonti sulla scuola), il
ministro dell’economia Tremonti pertanto ridurrà ulteriormente le già esigue
richieste di assunzioni del ministro dell’istruzione: «a fronte delle
21 mila richieste della Moratti, a copertura parziale di un buco in organico
di circa 80 mila posti, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti sembra
deciso, secondo fonti sindacali, a non concedere più di 9 mila
immissioni in ruolo.» Questo avrebbe comportato anche – si legge
nell’articolo – alcuni contrasti tra i due dicasteri, con il conseguente
ritardo nell’emanazione dei provvedimenti relativi alle nuove immissioni in
ruolo per l’a.s. 2002-2003 (la cui scadenza è fissata al 31 luglio).