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[Testo della sentenza 8252/2002]

Scuola, il Consiglio di Stato boccia le graduatorie
I 30 punti ottenuti dalla frequenza dei corsi di abilitazione delle scuole di
specializzazione non possono essere cumulati con il punteggio per le supplenze:
lo ha deciso il Consiglio di Stato.
MILANO - I 30 punti ottenuti dalla
frequenza dei corsi di abilitazione presso le scuole di specializzazione
all'insegnamento secondario non possono essere cumulati con il punteggio che
viene dato alle supplenze svolte nello stesso biennio. Il Consiglio di Stato ha
così respinto il ricorso del Ministero dell'Istruzione contro la sentenza dello
scorso luglio del Tar del Lazio che aveva annullato parte della circolare con
cui prima dell'estate scorsa venivano aggiornate le graduatorie permanenti.
La decisione dei giudici di Palazzo Spada (n.8252/2002) è stata depositata
lunedì scorso. All'origine del contenzioso sono quei 30 punti aggiuntivi
previsti dal Ministero ai docenti che hanno ottenuto l'abilitazione presso le
scuole di specializzazione. I docenti più anziani che da anni, supplenza dopo
supplenza, stanno cercando di guadagnare un posto in graduatoria si sono visti
scavalcare d'un colpo da giovani colleghi. Che si tratti di un ingiusto sorpasso
lo ribadisce ora anche il Consiglio di Stato che, ritenuto ''non fondato'' il
primo motivo di ricorso del Ministero dell'Istruzione per violazione del
principio del contraddittorio, ha respinto il ricorso nel merito.
Infatti - si legge nella sentenza - ''la rilevanza del punteggio fisso di trenta
punti assegnato per il semplice dato del superamento del corso biennale, a
prescindere dal punteggio di merito riportato all'esito dell'esame finale, si
giustifica solo partendo dal presupposto della non cumulabilità di detto
punteggio con altri punteggi conseguibili per effetto dell'insegnamento prestato
nello stesso biennio di riferimento''. Chi abbia fatto supplenze e allo stesso
tempo abbia frequentato anche la scuola di specializzazione, allora ha il
diritto di vedere accreditato il servizio di insegnamento ''all'attivita'
obbligatoria di tirocinio inerente ai corsi''.

I Sissini dovranno rinunciare ai punteggi delle
supplenze
ROMA - I docenti che hanno conseguito
l’abilitazione presso le scuole di specializzazione all’insegnamento secondario
(Siss) dovranno rinunciare ai punteggi delle supplenze. Il Consiglio di Stato ha
definitivamente stabilito che i «sissini» non possono cumulare i 30 punti
spettanti loro per la frequenza dei corsi biennali post laurea con i vantaggi
derivanti da eventuali e saltuarie supplenze svolte nello stesso periodo, in
genere dall’uno ai sette punti. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha
respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione contro la sentenza del Tar del
Lazio dello scorso luglio che aveva detto no al cumulo, accogliendo gli appelli
di centinaia di insegnanti precari organizzati dai sindacati. «La rilevanza del
punteggio fisso di trenta punti assegnato per il semplice dato del superamento
del corso biennale, a prescindere dal punteggio di merito riportato all’esito
dell’esame finale - è scritto nella sentenza -, si giustifica solo partendo dal
presupposto della non cumulabilità di detto punteggio con altri punteggi
conseguibili per effetto dell'insegnamento prestato nello stesso biennio di
riferimento». Viale Trastevere dovrà tenere conto della decisione dei giudici di
Palazzo Spada nel decreto annuale sulle graduatorie in via di preparazione. Il
parere del Consiglio di Stato non produrrà contraccolpi sul regolare andamento
dell’anno scolastico. I «sissini» interessati dalla sentenza - un migliaio
secondo viale Trastevere - resteranno al loro posto fino alla conclusione delle
lezioni. Riprenderanno probabilmente fiato le polemiche sulla convenienza di una
via «professionale» all’insegnamento, come quella rappresentata dalle Siss e che
il ministero ha tentato di incentivare con una «dote» aggiuntiva di punti
ritenuta illegittima dalla giustizia amministrativa. La decisione del Consiglio
di Stato (n.8252/2002), depositata lunedì scorso, dà ragione ai precari storici,
alle decine di migliaia di insegnanti non di ruolo che da anni, supplenza dopo
supplenza, cercano di salire in cima alla graduatoria e che si si sono visti
scavalcare d'un colpo dai giovani colleghi sissini. Un sorpasso tanto più
temuto, dato l’approssimarsi di ventimila immissioni in ruolo. «Questa - ha
commentato il senatore Maurizio Ronconi (Udc) - è solo la prima di una serie di
sentenze che il Consiglio di Stato pronuncerà in materia di valutazione dei
titoli e definizione delle graduatorie in materia di personale docente».
G.Ben.

Supplenze a scuola Moratti bocciata
ROMA - Il Consiglio di Stato boccia
il ministero dell´Istruzione sulle graduatorie. Il punteggio ottenuto grazie
alle supplenze non è cumulabile, come aveva invece disposto Letizia Moratti
(nella foto), ai 30 punti maturati frequentando le scuole di specializzazione. I
giudici di Palazzo Spada hanno così respinto il ricorso del ministero contro la
sentenza del Tar del Lazio, che già a luglio aveva annullato parte della
circolare sulle graduatorie. La sentenza del Consiglio di Stato non incide,
comunque, sulle cattedre assegnate all´inizio dell´anno scolastico. Gli
insegnanti non inseriti nelle liste potrebbero, però, chiedere il risarcimento
dei danni provocati dall´esclusione.

Ministero bocciato dai giudici
«Le graduatorie vanno rifatte»
ROMA - I docenti che hanno conseguito
l' abilitazione presso le scuole di specializzazione all' insegnamento
secondario non possono cumulare i 30 punti che spettano loro per la frequenza di
questo corso di due anni con il punteggio che viene dato alle supplenze svolte
nello stesso biennio.
Il Consiglio di Stato ha così respinto il ricorso del ministero dell'Istruzione
contro la sentenza dello scorso luglio del Tar del Lazio che aveva annullato
parte della circolare con cui prima dell'estate scorsa venivano aggiornate le
graduatorie permanenti.
La decisione (n.8252/2002) dei giudici di Palazzo Spada è stata depositata
lunedì scorso. E nelle motivazioni il supremo organo della giustizia
amministrativa interviene sullo scontro tra precari e frequentatori di corsi di
specializzazione che aveva infuocato l'estate 2002.
Anziani scavalcati
All'origine del contenzioso sono quei 30 punti aggiuntivi previsti dal Ministero
ai docenti che hanno ottenuto l' abilitazione presso le scuole di
specializzazione. I docenti più anziani che da anni, supplenza dopo supplenza,
stanno cercando di guadagnare un posto in graduatoria si sono visti scavalcare
d'un colpo da giovani colleghi. Che si tratti di un ingiusto sorpasso lo
ribadisce ora anche il Consiglio di Stato che, ritenuto «non fondato» il primo
motivo di ricorso del ministero dell'Istruzione per violazione del principio del
contraddittorio, ha respinto il ricorso nel merito.
Infatti — si legge nella sentenza — «la rilevanza del punteggio fisso di trenta
punti assegnato per il semplice dato del superamento del corso biennale, a
prescindere dal punteggio di merito riportato all'esito dell'esame finale, si
giustifica solo partendo dal presupposto della non cumulabilità di detto
punteggio con altri punteggi conseguibili per effetto dell'insegnamento prestato
nello stesso biennio di riferimento». Chi abbia fatto supplenze e allo stesso
tempo abbia frequentato anche la scuola di specializzazione, allora ha il
diritto di vedere accreditato il servizio di insegnamento «all'attività
obbligatoria di tirocinio inerente ai corsi».
Partita aperta
Soddisfatti della sentenza i sindacati, che si apprestano con rinnovato vigore
ad affrontare il nodo ancora irrisolto del contratto degli insegnanti. Le
trattative ripartiranno l'8 gennaio all'Aran. Aperta è la questione delle
risorse economiche, anche se una svolta si è avuta nell'incontro dei sindacati
con il ministro Letizia Moratti (nella foto) il 20 dicembre. Il ministro, in
quell'occasione, ha infatti assicurato la disponibilità di 234 milioni di euro
aggiuntivi per il contratto, oltre ai già previsti 417 milioni di euro per il
2003, ulteriori 145 milioni da verificare e 85 milioni per il personale
tecnico-amministrativo Ata. Assicurazioni che sembrerebbero scongiurare la
minaccia di sciopero della categoria. Ma la partita, sostengono i sindacati, è
ancora aperta.

Graduatorie permanenti da rifare
di Adalberto Reggiani
Il Ministero dell'Istruzione ha sbagliato la circolare attuativa
di una sentenza del Tar concernente le graduatorie permanenti. E dunque dovrà
rivedere gli elenchi provincia per provincia. E' questo l'effetto di una
sentenza del Consiglio di Stato depositata il 30 dicembre scorso.
Non accenna a placarsi il contenzioso che vede opposti i docenti precari e
l'amministrazione scolastica sulla questione dei punteggi da attribuire agli
aspiranti docenti in possesso dei diplomi rilasciati dalle Scuole di
specializzazione all'insegnamento secondario.
Si tratta peraltro di una questione che ha già visto l'amministrazione
soccombente davanti ai Tar di mezza Italia. E ora a bacchettare il Ministero è
addirittura il Consiglio di Stato: la suprema corte amministrativa cui spetta
l'ultima parola in fatto di contenzioso giurisdizionale.
In buona sostanza il supremo collegio ha confermato punto per punto la tesi dei
giudici di primo grado: il Ministero ha sbagliato nell'attribuire il cumulo dei
30 punti del diploma Ssis con l'eventuale servizio prestato in contemporanea. E
ha sbagliato anche nel dare attuazione alla prima sentenza di annullamento del
Tar Lazio, quando ha concesso la facoltà di cumulare i punteggi nei periodi non
strettamente coincidenti con lo svolgimento dei corsi (circolare 69/2002).
Secondo i giudici di legittimità, infatti, il biennio di riferimento, da
considerare per l'eventuale decurtazione del punteggio di servizio, andava
inteso per intero, senza tenere conto della data di reale inizio e fine dei
corsi. Insomma, una doccia fredda per i precari che stanno lavorando per effetto
delle graduatorie sbagliate, che vedono vacillare i loro incarichi. E una patata
bollente per l'amministrazione per effetto dei possibili sviluppi. Una cosa è
certa, però: dopo la pronuncia del Consiglio di Stato l'amministrazione non
potrà opporre alcuna questione per evitare di mettere mano alle graduatorie.
Fermo restando che avrebbe dovuto farlo già all'indomani della sentenza di
annullamento della circolare attuativa della prima sentenza. Le sentenze dei
giudici amministrativi, infatti, sono immediatamente esecutive, a prescindere
dal fatto che si presenti o meno il ricorso in appello.