Tempi duri per coloro che sperano nella immissione in ruolo
 

All’inizio di ogni anno molti sono gli insegnanti precari che sperano di ottenere un contratto a tempo indeterminato, ma quest’anno la finanziaria ha tagliato le gambe alla speranza. Infatti, il 10 gennaio il ministro ha presentato il “programma di tagli agli organici del personale docente” derivante dalla legge finanziaria (L. 28/12/2001 n. 448). Tale programma  prevede una riduzione di 34.000 posti nel prossimo triennio, di cui 8.900 per l’anno scolastico 2002/03, pari a circa l’1% .

La scuola superiore subirà il taglio maggiore pari a  4.000 posti  risultato  di un  minor numero di posti orario e delll’utilizzo degli spezzoni per il completamento delle cattedre con meno di 18 ore.

Per la scuola materna non sono previsti tagli considerato il fenomeno delle liste d’attesa.

La scuola elementare vedrà ,invece, la riduzione del numero degli specialisti di lingua straniera, dei progetti e del tempo pieno mentre nella scuola media i 2.000 posti in meno verranno dalla riduzione del tempo prolungato, dei posti DOP e dall’accorpamento delle seconde classi in caso di riduzione numerica. 

Tali tagli avranno come primo risultato un aumento di docenti perdenti posto e che non sapranno dal prossimo anno quale sarà la loro ricollocazione   ed il loro utilizzo e dall’altro l’aggravarsi della situazione  dei precari “storici” che potrebbero non solo non ottenere l’agognato “ruolo” ma addirittura potrebbero non lavorare più.

Questa situazione è diversa per i precari che per anni hanno insegnato religione, per loro e solo per loro, si aprirà la porta del posto “fisso”. E' pronto, infatti, per il Parlamento un disegno di legge per immettere in ruolo il 70 per cento dei ventimila docenti di religione presenti nella scuola, selezionati in base all'esito di un concorso, che sarà bandito dopo l'approvazione del ddl e sarà riservato agli insegnanti di religione cattolica che abbiano prestato servizio continuativo per almeno quattro anni e per un orario non inferiore a quello di obbligo.

E’ indubbio che tali docenti potranno chiedere dopo alcuni anni il passaggio di cattedra o/e di ruolo trasformando l’insegnamento della religione in trampolino di lancio verso più appetibili sentieri. La scuola pubblica diventa in tal senso “porto franco”, luogo dove il privato può imporre le proprie regole ma non è ammesso il contrario.
 

Enza Armiento - Gilda Foggia


13 gennaio 2002