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Sperimentazione
al microscopio: ecco gli allarmanti risultati
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l'inchiesta
La Legge 53 sulla Riforma degli Ordinamenti scolastici è entrata in vigore il 28
marzo 2003. Il lungo e difficile iter parlamentare è stato preceduto dalla
scelta politica di avviare una sperimentazione con la Circolare n. 101 del
settembre 2002, grazie alla quale 250 scuole italiane hanno anticipato le
modalità e i contenuti della Riforma.
“Professione
docente” è andato a verificare in molte di quelle scuole, per cercare di
capire, in concreto, quali fossero le novità.
L’inchiesta si è svolta in 9 regioni italiane, dove i collaboratori del giornale
hanno ascoltato e interrogato ispettori, dirigenti e docenti.
Gli istituti che hanno accettato le interviste, hanno accolto i nostri
collaboratori con cortesia e grande disponibilità. Pochi - anche statali - hanno
rifiutato di rendere note le informazioni sulla sperimentazione in atto.
Numerosi ispettori e dirigenti hanno affermato che, in molte scuole, il clima in
cui si è sperimentato è stato di partecipazione ed anche di entusiasmo. Non a
caso, si trattava di situazioni nelle quali i dirigenti si occupano di didattica
, tanto da riservare a sé una parte dell’ attività di insegnamento, per esempio
nei laboratori, e sono attenti alla dimensione relazionale con i docenti.
Tuttavia, al nostro giornale interessava anche conoscere altro. Per esempio,
quali fossero i risvolti delle novità di questa legge: tutor, insegnamento
individualizzato, azione della famiglia dentro la scuola. Novità che vanno
conosciute ed interpretate secondo un’ ottica sociale, politica e culturale.
Ebbene, i risultati emersi, a nostro parere, sono inquietanti.
Soprattutto, appare, dall’ inchiesta, il fatto che le scuole statali saranno
vincolate, dall’ intervento dei genitori nella scuola, più delle scuole
paritarie.
La scuola dello Stato rischia di diventare una res nullius in cui tutti
potranno intervenire a dettare indicazioni e disposizioni, magari sotto forma di
“collaborazioni” non richieste, anche in campo didattico.
In sostanza, sembra quasi che ci si trovi in presenza di una mutazione genetica
della scuola dello Stato: aperta (quasi obbligata) all’ influenza della
famiglia, che potrà (dovrà) indicare i percorsi individualizzati per i propri
figli.
Mentre le scuole paritarie, aiutate dalla Legge 62, mantengono
e richiedono un'accettazione dei propri principi ideologico-educativi,
preliminare all’ iscrizione, che non può essere messa in discussione.
[1]
A costo di essere considerati “ statalisti” , aggettivo quasi infamante in
questi tempi di devoluzione sistematica, riteniamo che questa deriva sia
decisamente preoccupante. Infatti, crediamo ancora in una Scuola, dove i docenti
( e non altri) siano i garanti della costruzione di un senso civico e civile
condiviso da diverse culture e tendenze . E’ la Scuola della
nostra Costituzione invariata, che attraverso la libertà di insegnamento, tutela
la libertà dei futuri cittadini.[2]
Quella Scuola di cui si sente ancora una forte necessità.
Così a noi è sembrato. Ma poiché riteniamo che l’ esasperazione del linguaggio
non aiuti ad affrontare il delicatissimo ed importantissimo problema della
Scuola, vorremmo, con questa inchiesta, aprire un dibattito con le autorità, i
docenti, le famiglie e tutti coloro che hanno ancora a cuore l’ idea di una
scuola di tutti e per tutti.
Se polemica qualcuno vorrà leggervi, sappia che abbiamo tentato di comprendere
il nuovo che avanza senza pregiudizi, né concessioni : solo un dibattito leale e
sincero potrà dimostrare se vi erano, nel nostro ragionamento, fondate ragioni.
[1] A proposito dell’idea di
“scuola pubblica” e delle sue numerose implicazioni, si veda di “Professione
docente”, sia il numero di Gennaio 2003 con l’intervista a Carlo Marzuoli,
docente di Diritto amministrativo a Firenze, sia il numero di Marzo, interamente
dedicato alla “Scuola pubblica”, entrambi consultabili sul sito
www.gildaprofessionedocente.it .
[2] A proposito della “ libertà di insegnamento”, si veda l’
intervista con il professor Carlo Marzuoli, apparsa su Professione docente di
gennaio 2003 (www.gildaprofessionedocente.it).