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Riforma Moratti: istruzioni per l’uso
La Riforma Moratti, legge 53 e successivi decreti di applicazione stanno
arrivando nelle scuole con il loro carico di trasformazioni. Gli effetti
negativi di questo nuovo modello di organizzazione scolastica saranno
immediatamente verificati dai docenti, mentre studenti e famiglie potranno
cogliere la portata del cambiamento solo tra qualche anno.
E’ un dovere per tutti far sì che questa riforma compia meno danni possibili.
Ferma restando la nostra opposizione a un progetto riformatore che provocherà un
generale abbassamento dei livelli di qualità degli studi e determinerà
difficoltà notevoli alle condizioni di esercizio della professione docente,
crediamo sia utile fornire ai colleghi alcune indicazioni pratiche per
difendersi da questa riforma e in qualche modo vanificarne gli effetti.
Fondamentale sarà il ruolo del Collegio dei docenti poiché esso conserva potere
decisionale su tutte le questioni pedagogico didattiche e ha un ruolo centrale
su molti aspetti organizzativi nella definizione del POF.
1) Il Collegio può a) deliberare un documento che stigmatizzi i contenuti
negativi della Riforma, evidenziando i vari problemi che emergerebbero in caso
di applicazione e b) rifiutarsi di adottare il nuovo modello di organizzazione
scolastica. In pratica si tratta di fare una delibera motivata sulla
inapplicabilità della Riforma, da inviare al ministro, direttore regionale, CSA
organi di stampa e famiglie.
2) Il Collegio delibera come materie opzionali solo ed unicamente quelle che
perdono quantità orarie nell’orario obbligatorio.
3) Le materie opzionali vanno inserite a scacchiera nel quadro orario
giornaliero evitando di collocarle tutte insieme di pomeriggio : questo renderà
impossibile non sceglierle.
4) Chiedere per iscritto al ministero chiarimenti circa la natura e il valore
giuridico del portfolio : deve essere in sostanza chiarito se trattasi di
documento certificativo con un suo valore legale, se trattasi di documento di
valore tecnico professionale, se abbia il valore legale di una verbalizzazione o
che altro esso sia. In ragione della sua identificazione legale e della sua
natura si possono capire ed identificare eventuali competenze e responsabilità.
In ogni caso stabilito che cosa sia e a che cosa serve è sempre possibile,
poiché comunque ricade nell’ambito delle questioni pedagogico didattiche, che il
Collegio deliberi di adottare uno strumento diverso.
5) Rispetto al tutor, il Collegio decide i criteri di scelta, il numero di tutor,
le modalità organizzative e le competenze che possono anche non coincidere con
quelle definite dal decreto di attuazione. La norma di legge confligge
apertamente con la libertà di insegnamento, costituzionalmente tutelata, e
finanche con il DPR 275/’99 sull’autonomia. Nulla vieta che ogni docente diventi
tutor di un piccolo gruppo di allievi. Va tuttavia detto, per chiarezza, che il
conflitto tra norme non basta a rendere di per sé inoperante la riforma: la
legge successiva, in caso di contrasto tra le nome, abroga sempre infatti la
precedente e l’incostituzionalità deve essere dichiarata dalla Corte
Costituzionale. (Le iniziative annunciate di recente dai Confederali di ricorsi
al TAR contro la Riforma sono in gran parte manifestamente infondate).
6) Il Collegio può anche rifiutarsi di deliberare in ordine al nuovo modello di
organizzazione scolastica introdotto dalla Riforma, in tal caso però il
Dirigente scolastico potrebbe essere autorizzato a sostituirsi alla delibera
collegiale.
7) Le delibere collegiali, ove siano assunte, costituiscono comunque un vincolo
e non sono impugnabili per via gerarchica, per annullarle va promossa un’azione
giudiziaria davanti al TAR, resta fatto salvo il potere di vigilanza che ora
spetta al Direttore regionale che può intervenire in caso di manifesta
illegittimità invitando l’Organo collegiale a rivedere la propria decisione.
8) Quando è possibile è bene deliberare qualunque iniziativa che serva al
mantenimento dell’organico e crei le premesse perché esso non possa essere
ridotto nei prossimi anni.
9) E’ necessario trovare accordi e sinergie con gli enti locali per attivare
tutti i servizi eventualmente necessari al sostegno dei progetti didattici.
10) Vincolare sempre le scelte organizzative e di utilizzazione del personale
docente alle regole contrattuali e alla disponibilità di risorse economiche.