Riforma e Istruzione Professionale

di Antonio Saladino
 
 

ALCUNE PREMESSE

Per meglio definire il contesto Bertagna dobbiamo avere presenti i cambiamenti irreversibili prodotti dalla legislazione sul sistema scolastico italiano.

1 ) La legge sull'autonomia e il conseguente conferimento della dirigenza ai Presidi
2) La legge 144/99 obbligo di frequenza fino a 18 anni
3 ) La legge costituzionale 18 ottobre 2001 n.3 con conferimento della legislazione esclusiva regionale alla formazione e istruzione professionale.
4 ) La legge 30 o di riforma dei cicli che, anche se non attuata ,è legge dello stato
5 ) La serie di leggi, norme, modifiche esperimenti e quant'altro è stata immessa nella scuola in modo frammentario e che ha portato all'attuale stato di cose.
6 ) L'attuale stato della formazione professionale regionale , con tutte le nuove leggi e norme relative alla formazione professionale e continua e con l'intreccio con le forze sociali, locali e con l'Europa
7 ) La collocazione del nostro paese nel sistema europeo, con le conseguenti  necessità di uniformarsi ad esso.  

Prima di riassumere in un quadro la struttura pensata della nuova scuola è doveroso precisare quanto premesso nello stesso rapporto : la legge 30 è legge dello Stato; è sospesa e non cancellata; il rapporto non la elimina ma suggerisce ipotesi di modifica dei dispositivi riformatori inaugurati dalla legge 30/2000, tali che esse rispondessero, da un lato, a caratteri di unitarietà/organicità  e, dall’altro, soprattutto, a domande pedagogiche, culturali, sociali e professionali valutate rilevanti e da soddisfare, indipendentemente dalle fattispecie giuridiche dei soggetti istituzionali poi chiamati a dover predisporre le risposte. ,

e in altro luogo

 a prescindere dal fatto che determinate competenze di indirizzo o gestionali siano dello stato piuttosto che delle regioni o di altri soggetti istituzionali misti.

Stabilisce perciò il limite delle proposte e demanda al sistema politico il compito di predisporre le risposte.  

L'adesione o l'approvazione al progetto Bertagna o a sue parti può avvenire nel merito e nel contesto del progetto stesso ( aspetti di tipo educativo formativo ), svincolandoci, al momento, da una lettura politico-istituzionale, ( dimensione organizzativa ) che rimane la più sfuggente e non ancora codificata. La separazione dalla organizzazione e gestione genera però una lettura politica del progetto stesso, poiché introduce in chi legge una serie di conseguenze diverse a seconda dell'orientamento politico del lettore e della sua fiducia nei politici. Si può pensare che essere ingenerosi e diffidenti nei confronti del progetto Bertagna può essere molto meno dannoso che nei confronti dei politici che lo applicheranno..

Si possono avere due tentazioni di lettura:

E' possibile una lettura soltanto politica dello stesso. In quanto tale non mi appartiene.

 A mio parere i livelli di lettura sono molto diversi: occorre rintracciare in esso aspetti che riguardano:

 Mi limito a questi soltanto per circoscrivere il campo della discussione, anche se capisco che sono tutti aspetti  che si intersecano a vicenda.  

 Si parte dalla necessità di innalzare il livello di qualità della scuola ( siamo molto spesso sotto la media dei paesi OCSE)  e di elevare «il livello di educazione e di istruzione personale di ciascun cittadino e generale di tutto il popolo italiano,  diventato, a questo punto, un’urgenza nazionale. Tale «diritto civile e sociale» dei cittadini, deve essere garantito dalla Repubblica «su tutto il territorio nazionale» e da essa tutelato nei  suoi «livelli essenziali» (punto m del nuovo art. 117 introdotto dall’art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 e art. 6 della stessa legge, dove si riformula l’art. 120 del Titolo V della Costituzione del 1948).  

Commento: è vero ?

In effetti vi sono due gravi problemi : la dispersione scolastica a livello di secondaria superiore, e il troppo lungo percorso dell'università che porta spesso notevoli abbandoni, con spreco di risorse pubbliche e private.
Inoltre il livello della preparazione scolastica è senz'altro scaduto a livelli molto bassi per la devastante immissione di norme , leggi e circolari atte a favorire il soddisfacimento del cliente studente, di cui abbiamo parlato in vari momenti. Si aggiunga il progressivo diminuire di investimenti nella scuola da tanto tempo ed ora è arrivato a punti critici. Su questi argomenti vi è in generale consenso anche se è controversa l'attribuzione delle cause e delle colpe.
Non parliamo poi del progressivo infiltrarsi del Virus Berlinguer, iniettato da manager incapaci e modernisti e da colleghi emersi come "progettualisti", molto spesso perché non specialisti nella propria disciplina.  

Sulla definizione di Qualità confesso che ho le idee confuse. Il termine è usato indifferentemente da tutti, ed ognuno vi da un significato particolare. In effetti il discorso è un po’ più vasto. Esiste da un po’ di tempo la tendenza ad indicare con un termine nuovo o desueto e ripescato a nuova vita, concetti vecchi e talvolta anche banali ma che, cosi espressi sembrano nuovi e portatori di profondità di pensiero.. Il fenomeno è diffuso in tutti i campi; io ne sono rimasto particolarmente investito con l'avvento dei pedagogisti nella scuola, mi sono colpevolizzato di letture scarse e sorpassate e di atrofizzazione mentale. La moda , diffusa dai modernisti, mi faceva pensare a chissà quali novità e mi preoccupavo di attualizzare il mio insegnamento. Alla fine ho dovuto escludere qualunque comunicazione verbale, perché nel frattempo il vocabolario si era ridotto a due monosillabi ( si e no ) e ad una frase ( posso andare al bagno ) la comunicazione scritta ad un segno grafico ( la croce in un test ) , a suoni  inglesizzante delle canzonette, cori calcistici, musichette dei telefonini, slogan televisivi.

Imperversano nel frattempo progetti sui linguaggi di comunicazione, cinematografici, del corpo, dello spirito e degli scacchi, del nuoto e della musica. Non provo più a far leggere un ragazzo. La ricerca di una definizione in un libro o in un piccolo fascicolo di appunti è considerata al pari della teoria di unificazione delle forze della Fisica.

Anche in questo contesto occorre dare atto al prof. Bertagna di essere stato colpito dal modernismo e di averlo superato perché conosce la lingua che usa molto a proposito, senza cedere a modernismi incomprensibili. Non gli perdono tuttavia il termine "skillaggi"  Dalla sua  competenza linguistica un termine italiano sarebbe risultato molto più adeguato.
Quando parla  della distinzione tra educazione, istruzione , formazione usa i termini nel loro significato etimologico Educazione ( porto fuori, faccio emergere ), istruzione ( fornisco strumenti ), formazione ( conferisco forma ). Perché questo? Perché attualmente la distinzione tra istruzione e formazione conferisce il sistema di istruzione professionale allo Stato ( tutti gli istituti professionali  ) e alle regioni  tutta la formazione professionale .( Sistema di formazione professionale Regionale.). Con la nuova interpretazione il termine professionale è prevalente, sia che si tratti di istruzione sia di formazione per cui tutto ciò che rilascia un titolo professionale va alle Regioni ; quindi gli attuali Istituti Professionali, ma anche gli Istituti Tecnici di qualunque tipo. Sono esclusi quegli istituti tecnici che si trasformeranno in licei, che confluiscono nel sistema dei licei che rimane di competenza dello Stato seppure in regime concorrente. In qualche parte tende a confermare la vecchia distinzione tra istruzione e formazione ( nella  nuova organizzazione ). Naturalmente il sistema politico può interpretare diversamente i termini e tutto rimane com'è. Dietro un nome si possono mascherare tantissimi comportamenti, [ forse per questo i giovani evitano di conoscerli.]  

Convenuto che lo Stato avrà il compito di garantire su tutto il territorio nazionale i " livelli essenziali " a tutti i cittadini,  potrà farlo non soltanto con la gestione diretta. In nessuna parte si mantiene la gestione prevalente pubblica. E' ovvio che sarà così ancora per un po’, visto l'apparato pubblico presente, ma si possono creare le premesse per un diverso futuro sviluppo .Il rapporto si limita alla definizione di  strumenti efficaci di orientamento e di controllo, applicabili a tutti i tipi di scuola. E' scontato leggerli in un'ottica di scuola pubblica ma tutto è invariante rispetto a qualunque sistema. D'altra parte ciò è stato ribadito dallo stesso Bertagna laddove dice che non si può imporre alle Regioni un tipo di organizzazione, anzi è merito del progetto salvare l'identità scolastica del sistema nazionale con i " livelli essenziali " .Però questo è un problema politico che si dibatte da anni e in questo contesto non si affronta. Tuttavia .  " non finge che la scuola sia l’unico ambiente di apprendimento esistente nel sociale, ma tematizza il contributo specifico che le esperienze e le opportunità formative dell’extrascuola possono garantire al raggiungimento del profilo educativo, culturale e professionale finale atteso per lo studente alla fine del ciclo di studi e delle conoscenze e delle abilità nelle quali esso si articola nelle previste scansioni biennali dei piani di studio " (pag.17)

Anche se interpretabili in termini di alternanza scuola-lavoro non sono escluse interpretazioni di tipo " riconoscimento e affidamento di percorsi di istruzione e formazione "all'extrascuola, specialmente nel campo dei laboratori e dell'offerta professionale.

Debole sembra la considerazione che la scelta del sistema di formazione possa essere seguita in alternativa a quello dell'istruzione visto che la norma vigente esonera dall’obbligo di rimanere in formazione fino a 18 anni solo chi ottiene una Qualifica prima di quest’età.  Se questo favorisce la scelta del sistema professionale quale scelta di qualità equivalente a quello dei licei, tuttavia deve valere anche nonostante l'abolizione dell'obbligo scolastico che qui si invoca.

Perciò si deve discutere anche in funzione dell'abolizione dell'obbligo scolastico " ottocentesco "," non si chiameranno più i Carabinieri "in favore del diritto-dovere fino a 18 anni o almeno fino al conseguimento di una qualifica. Se a 14-15 anni un ragazzo "non vuole più studiare" , non è l'intervento dell'obbligo che può forzarne la volontà. Tuttavia si dovranno esaminare i casi in cui questo sia dettato da "necessità" economiche o da "costrizioni" dei genitori, per non parlare poi di scelte dettate da insuccessi scolastici precedenti o anche da volontà di disporre di una qualche autonomia economica, reale o indotta. In questi ed altri casi cosa si potrà fare ?. Certamente si porranno questioni nuove, ma per il momento riteniamo che sia un bene tutto quanto si dice sulla pari dignità dei percorsi ( pag.18). Pensiamo inoltre alla possibilità di fare pratica in ambienti particolari dell'artigianato, della famosa "bottega " per intenderci.

Tutto ciò non è mai stato impedito dalla scuola. Abbiamo presente la difficoltà per far effettuare stages ai ragazzi, non certamente per mancanza di domanda degli stessi o per ostacoli dal mondo dell'istruzione. Non riteniamo che le difficoltà possano sparire per incanto soltanto per il credito fornito dal sistema di istruzione e non ci nascondiamo le diversità tra Regioni e città.
 

LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Il rapporto individua due canali di secondaria superiore: Il canale dei Licei  Istruzione ) e il canale dei Professionali ( Formazione ). Esamino quello relativo alle Professionali

In esso confluiscono [1]

Saranno organizzati in modo da aggregare le seguenti aree

agricola/ambientale;

tessile/sistema moda;

grafica/multimediale;

Saranno possibili altri tipi di istituti che risultino rappresentare una domanda forte in ambito locale ma non nazionale.

Il primo anno di tutti i corsi è quasi comune ed è ancora di orientamento anche se " già curvato alle esigenze del profilo professionale ". All’interno di tale sistema si prevedono passaggi sia in orizzontale sia in verticale ( verso l'alto) automaticamente o con moduli integrativi. Non è automatico il passaggio verso la formazione superiore, o verso l'Università. Tutti i percorsi che portano ad una Qualifica più professionalizzante potranno essere svolti in alternanza scuola-lavoro, sia pure prevedendo una maggiore durata del percorso.

Occorre comunque pensare DIVERSO il sistema della  formazione ( professionali ) da quello dell'istruzione. Vi sarà la possibilità di integrazione attraverso il riconoscimento di standard reciprocamente negoziati e riconosciuti:[5] tra i due sistemi. La contrattazione sui laboratori e sui riconoscimenti tra i due sistemi indica che non vi sarà uno standard nazionale, ma che tutto potrebbe essere oggetto di trattativa , con conseguente problema di responsabilità di gestione ( Dirigente ) e di risultati professionali da parte ( Docenti). Anche tra i diversi percorsi la flessibilità non è automatica, ma " con maggiore sforzo man mano che ci si allontana dal primo "; ciò può significare un "orientamento " marcato della scuola al primo anno verso un percorso piuttosto che verso un altro.

I commenti a questo quadro sono diversi e  cerco di raccoglierli in modo  più organico. Li invierò successivamente.

 


 

[1] Avvalorando le specificità metodologiche e didattiche espresse della migliore tradizione della formazione professionale, dell’istruzione professionale e di quella parte ancora consistente di istruzione tecnica (un buon 50% di quella esistente)  rivolta alla creazione di figure immediatamente professionali e spendibili sul mercato del lavoro

[2] L’informatica  pone il problema della definizione di una propria area specifica che, mentre risulta  trasversale e  necessaria ormai in tutte le aree produttive e di servizi, nello stesso tempo evidenzia all’interno del mercato del lavoro figure professionali specifiche; tale contrapposizione è risolubile solo con la definizione e differenziazione delle competenze informatiche per livelli di professionalità acquisite non identificabili in un’area omogenea per tutti i livelli di formazione previsti.

[3] Comprende le figure professionali del settore legno.

[4] Quest’area comprende anche alcune professioni tipiche del commercio (addetti alle vendite, ecc.)

[5] Si può parlare di integrazione tra sistema educativo di istruzione, le scuole e l’università, e sistema educativo della formazione, gli istituti della formazione secondaria e superiore, solo se i due sottosistemi esistono davvero, se sono percepiti socialmente diversi, se hanno una consistenza paritaria e un’equivalenza culturale assicurata tramite standard reciprocamente negoziati e riconosciuti. Solo a queste condizioni la possibilità di passaggio da un sottosistema all'altro, mediante la contabilità dei debiti e crediti, non è esigenziale, ma reale, e può trovare anche appositi dispositivi di realizzazione come il Portfolio delle Competenze e, soprattutto, il Laboratorio di Recupero e Sviluppo degli Apprendimenti.