Il Garante della privacy solleva il velo sui giudizi che, nel pubblico e nel privato, regolano le carriere

La pagella dei lavoratori mai più segreto d’ufficio

Rodotà: "Si tratta di dati personali"

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In fabbrica e in ufficio, non si potrà più essere promossi o bocciati senza spiegazioni e sono banditi i segreti nei voti che regolano le carriere. D’ora in poi anche le valutazioni necessarie a formulare i giudizi di rendimento dei dipendenti sono da considerare "dati perssonali" e quindi devono essere messe a disposizione degli interessati. Mentre il datore di lavoro può soltanto difendere l’anonimato dell’autore dei dati. lo ha deciso ieri il Garante per la Privacy, Stefano Rodotà, con un provvedimento senza precedenti che riguarda milioni di lavoratori pubblici e provati e che per la proma volta stabilisce il dirittto d’accesso alle "note di qualifica". All’origine della "minirivoluzione" firmata dal Garante, c’è il ricorso presentato da alcuni lavoratori di una media impresa del centro Italia che avevano chiesto di poter conoscere nel dettaglio le loro "schede di valutazione".

Professor Rodotà, da oggi il lavoratore ha qualche diritto in più. Che cosa cambia?

Finora il dipendete aveva accesso soltanto al giudizio finale, al "voto" che lo riguardava. Gli veniva comunicato l’esito delle valutazuioni sul suo rendimento annuale, espresso con un punteggio o con un giudizio. Ma senza supporto. Insomma gli si diceva ( e non sempre) "ottimo, oppure scadente, senza aggiungere il perché".

E adesso?

"Abbiamo ritenuto che gli elementi utili a formare il giudizio di rendimento fossero da considerare dati personali. Ci siamo basati sull’art.1 della legge sulla Privacy e sulla definizione ampia e precisa di "dato personale" che la norma contiene. Peraltro il suo testo ricalca perfettamente una direttiva europea del ‘95, noi ci siamo limitati a recepirla. E non per primi: in Francia dove la legge sulla provacy esiste dal ’78, già dal 1980 il Garante stasbilì che le valutazioni riguardanti i dipendenti dovevano essere considerate dati personali".

Lei è andato più in là. I lavoratori potranno anche correggere le schede che li riguardano.

"Si ma non potranno certo mettere mano al giudizio. Il diritto è limitato agli elementi che contribuiscono a formulare le valutazioni. In sostanza si possono correggere esclusivamente i dati oggettivi: ad esempio il numero dei giorni di assenza, oppure quello delle pratiche svolte. E poi c’è il diritto di integrazione…"

Che vuole?

"Facciamo un esempio. Se un dipendente ha fatto molte volte ritardo, avrà il diritto di spiegarne in prima persona gli eventuali motivi. Perché magari la sua non è stata negligienza, ma solo necessità".

Insomma d’ora in poi le "note di qualifica"saranno interattive?

"In qualche misura si. Certo nel prendere la nostra decisione, abbiamo voluto scegliere la via della trasparenza. Con la conoscenza delle valutazioni, si possono evitare giudizi discriminatorii. Ma la novità non va letta solo come qualcosa che può evitare ciò che è negativo. Il lavoratore che collabora alla formazione della sua scheda può anche aiutare il datore di lavoro, pubblico o provato che sia, a formulare un giudizio positivo. L’importante è che tutto avvenga alla luce del sole".

Resta il fatto che le schedature sono sempre state un’arma discriminatoria. Adesso poi si parla tanto di mobbing, l’arte di molestare il lavoratore tra tra segreti e bugie…sicuro che non ne avete tenuto conto?

"Certo che si. Ma per quanto riguarda il passato, le cose erano già radicalmente cambiate con lo Statuto dei lavoratori, più di recente è stata la legge sulla Privacy a rivoluzionare lo statuto giuridico dei dati personali. Una volta chi li deteneva, li poteva tranquillamente tenere sotto chiave. Eusarli a suo piacere. Adesso non più."