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La legge del '99 occasione persa

Il reclutamento degli insegnanti è sempre stato tra i problemi più spinosi della scuola italiana. I concorsi non sono mai stati realizzati con la periodicità stabilita dalle leggi e i posti vacanti, nel frattempo, sono stati coperti con supplenti, producendo il fenomeno del precariato, che è diventato un fatto caratterizzante la scuola italiana: non si bandiscono i concorsi e si tamponano le esigenze di personale con incarichi a tempo determinato; questa prassi, ripetuta per lunghi periodi, finisce per creare un precariato "storico", che matura aspettative di assunzione, e inevitabilmente si approva una legge per risolvere il problema dei precari. Lo stesso meccanismo ha interessato il personale amministrativo e i bidelli nonché i capi d'istituto. Inoltre, la compilazione di graduatorie lunghe e complesse, ha sempre impegnato l'amministrazione scolastica in tour de force estenuanti, con il risultato di non disporre mai in tempo degli strumenti per nominare gli insegnanti prima dell'inizio dell'anno scolastico. I Tar hanno fatto il resto, demolendo molte decisioni amministrative relative alle graduatorie permanenti, definite un "sistema perverso".

 

Da qui i caroselli di insegnanti, anch'essi tipici della scuola italiana. La legge 124/99, voluta dal Governo di Centro Sinistra, ha tentato ancora una volta di definire le regole del reclutamento e la situazione dei precari, ormai diventata esplosiva. Il sistema è apparentemente semplice: i precari abilitati entrano nelle graduatorie permanenti e da queste si attinge per il 50% delle immissioni in ruolo e per la nomina dei supplenti annuali; per l'altro 50% di assunzioni si provvede mediante concorso pubblico.

 

Le complicazioni nascono da alcune norme transitorie e dai successivi provvedimenti amministrativi: nessuno vuole perdere l'occasione di entrare nelle graduatorie permanenti e così si mette in piedi un sistema senza fine di sessioni riservate di abilitazione per gli insegnanti che ne sono privi; il provvedimento sulle graduatorie permanenti viene bocciato dal Tar Lazio perché privilegia chi è arrivato prima allo "status di precario" e non tiene conto del merito, divenuto «l'ultimo elemento da considerare nelle assunzioni del personale docente». Nel frattempo scoppia una prima guerra tra precari, aperta dall'equiparazione del servizio prestato nelle scuole statali e paritarie. Risolta questa prima questione nel senso della legittimità dell'equiparazione, la seconda esplode tra precari storici e docenti abilitati nelle scuole di specializzazione (Ssis), ai quali viene riconosciuto un bonus di 30 punti, contestato dai primi. Si susseguono le pronunce dei giudici amministrativi e le polemiche e infine, per riequilibrare la situazione, si approda al riconoscimento di un bonus di 18 punti agli abilitati non provenienti dalle Ssis. Ma il Tar boccia anche questa decisione e così si va all'ennesimo rifacimento delle graduatorie alla vigilia del debutto del nuovo anno scolastico.

GIOVANNI SCAMINACI
25 Agosto 2003