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Al via la pensione complementare nella scuola
I lavoratori della scuola, che andranno in pensione con le nuove regole (sistema
contributivo o sistema misto) potranno tamponare gli effetti della riduzione
della pensione (dal 20 al 40% in meno) sottoscrivendo il fondo pensione
complementare “Espero”.
Si tratta di un fondo chiuso, destinato solo ai lavoratori della scuola, che
sarà finanziato con un contributo del lavoratore, nell’ordine dell’1% dello
stipendio, e da un contributo statale, anch’esso dell’1%. A ciò bisognerà
aggiungere un’ulteriore quota attinta dal tfr: il 2% per i lavoratori che
decideranno di optare per il nuovo sistema e il 6,91% per i lavoratori assunti
dal 31 dicembre 2000 e per i lavoratori a tempo determinato. La scelta di
aderire al fondo, comporta automaticamente l’adozione del regime di tfr
(trattamento di fine rapporto) e la rinuncia al tfs (la vecchia buonuscita).
Il fondo “Espero” è stato costituito il 17 novembre scorso. Come presidente del
consiglio di amministrazione è stato designato Sergio Paci, ordinario di
economia all’università “Bocconi” di Milano.
Secondo le prime stime, l’iniziativa dovrebbe interessare circa 30mila
lavoratori.
Resta da chiarire, però, se esista una reale convenienza per i docenti e gli Ata
che hanno maturato il diritto ad andare in pensione con il sistema misto. Vale a
dire per quei lavoratori che, al 31 dicembre 1995, non avevano maturato i 18
anni di servizio, necessari ad ottenere il diritto alla pensione con le vecchie
regole (sistema retributivo).
Questa categoria di lavoratori, infatti, andrà in pensione con un trattamento
calcolato con il sistema contributivo solo per gli anni dal 1995 in poi. Ma, in
ogni caso, manterrà il diritto al tfs (trattamento di fine servizio) che, per
contro, è notevolmente più vantaggioso rispetto al tfr (trattamento di fine
rapporto).
Specie con il nuovo contratto, che contiene disposizioni tali da determinate un
incremento medio della buonuscita di circa 6mila euro, rispetto al precedente.
L’opzione per la pensione complementare, infatti, determina obbligatoriamente la
rinuncia al tfs (che si calcola sulla base dell’ultima retribuzione moltiplicata
per gli anni di servizio) e l’adozione del tfr (che si matura accantonando una
quota anno per anno).
In altre parole, non è chiaro, se il vantaggio della pensione complementare sia
in grado di compensare adeguatamente la perdita sulla buonuscita, derivante dal
passaggio al tfr, oppure no.
Antimo Di Geronimo
24 novembre 2003