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SCUOLA/ Un provvedimento ministeriale ribalta l'assegnazione dei punteggi per i supplenti
Precari, caos in graduatoria
L’insegnamento in montagna vale doppio: valanga di proteste


Graduatorie permanenti «sconvolte» e docenti precari di nuovo sul piede di guerra. Sono centinaia i prof supplenti che si sono rivolti ai sindacati per protestare contro il provvedimento ministeriale che riordina le graduatorie permanenti. L'allarme è stato lanciato nel corso di una riunione dei docenti precari convocata presso la sede della Gilda di Foggia, riunione aggiornata a venerdì pomeriggio per decidere il da farsi.

Il provvedimento, che avrebbe dovuto riequilibrare i punteggi fra i precari storici e i cosiddetti sissini, ha finito, secondo il sindacato, per «creare motivi di conflttualità interni alla categoria, ribaltando le posizioni pregresse». Sotto accusa in particolare il raddoppio del punteggio per i periodi di supplenza nelle scuole di montagna, un provvedimento con valore retroattivo che sconvolge posizioni di graduatoria già acquisite, e che procurerà danni ai docenti precari. Gina Spadaccino, responsabile precari della Gilda: «le nuove regole sottraggono di fatto numerose cattedre da assegnare ai precari a vantaggio dei docenti di ruolo iscritti nelle graduatorie permanenti. Graduatorie che diventano così un serbatoio per i passaggi di cattedra e di ruolo».

Gli effetti occupazionali sono immediati, con centinaia di docenti precari che scivoleranno nelle graduatorie, perdendo punteggio faticosamente conquistato nel corso degli anni, ma ancora più pericolose, per la Spadaccino, sono la conflittualità e la confusione fra i docenti: «si sta facendo in modo – continua - che l'attuale sistema diventi ingestibile per avere il pretesto per abolirlo e procedere così alle chiamate dirette dei docenti».

Il tutto a pochi giorni dalla pubblicazione delle graduatorie permanenti provvisorie e dalle chiamate per le supplenze annuali, procedure che devono essere concluse entro il 31 luglio.

Intanto i docenti precari stanno pensando ad un ricorso al Tar, ad una raccolta di firme e a proteste via e-mail da inviare al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro Moratti e soprattutto pensano di investire del problema i politici locali perché facciano sentire la loro voce in sostegno degli insegnanti precari.

ste.lab.

9 giugno 2004