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[Il
numero10 de “La Tecnica della Scuola” in edicola in questi giorni pubblica
un’intervista a Daniela Colturali (CISL-Scuola) ed Alessandro Ameli (GILDA). In
questa nota si riportano le dichiarazioni rilasciate dal Coordinatore Nazionale
GILDA: prof. Alessandro Ameli]
[FONTE: La Tecnica della Scuola n. 10 del 25 gennaio 2003]
Un contratto senza fondi
«Risultati ridotti rispetto alle attese dei docenti e del personale Ata e
alle promesse del Governo di nuovi investimenti nella scuola. Rinviata
l’equiparazione degli stipendi agli standard europei. Aumenti poco al di sopra
dell’inflazione»
a cura di Santi Coniglio
Domanda n. 1: Il Governo, per la chiusura del contratto, ha stanziato
alcune risorse finanziarie a favore del personale della scuola: bastano ad
avvicinare lo stipendio degli insegnanti italiani a quello dei loro colleghi
europei?
Risposta: No, siamo molto lontani dagli standard europei e, cosa
peggiore, solo in parte verrà coperta la perdita di potere d’acquisto degli
stipendi. I dati Istat, infatti, indicano un’inflazione al 2,9%, mentre il
contratto scuola fa riferimento ad un’inflazione programmata del 1,4% per il
2002 e del 1,7 per il 2003.
Domanda n. 2: Come spiega l’atteggiamento rinunciatario dei sindacati
maggiormente rappresentativi della scuola a portare avanti la battaglia per gli
stipendi europei?
Risposta: Non credo sia mio compito dare spiegazioni sulle scelte delle
altre organizzazioni sindacali. Certamente questa fase politica è caratterizzata
da una contingenza economica particolarmente difficile. Non si riesce a capire,
in realtà, perché le organizzazioni sindacali tradizionali non si siano mosse
per tempo. Quello che in ogni caso non si giustifica è che per gli insegnanti ci
siano stati, da parte del Governo, grandi promesse e impegni non mantenuti. Si
pensi, ad esempio, al piano da 15-19mila miliardi di lire che fu promesso in
primavera, e agli impegni assunti a settembre dal ministro Frattini,
successivamente sconfessato da Tremonti, di recepire ulteriori risorse per il
contratto scuola. L’impressione è che, su queste questioni, il Governo non abbia
unità di intenti.
Domanda n. 3: Non è passata la proposta della contrattazione separata
per i docenti, richiesta dalla GILDA. Pensa che gli insegnanti non accettino il
ruolo “a parte” nel comparto scuola?
Risposta: Al contrario, indagini statistiche e
sondaggi effettuati in campo nazionale da agenzie specializzate ci confermano
che gli insegnanti vogliono fortemente la separazione degli ambiti
contrattuali e per quanto mi risulta ci sono organizzazioni di non docenti
che perseguono lo stesso obiettivo. Il dato non è stato misurato solo sugli
insegnanti "GILDA", ma è trasversale cioè condiviso anche da colleghi iscritti
ad altre organizzazioni. Sono gli apparati sindacali che si oppongono al
processo di separazione. Sta però crescendo una forte sensibilità verso
questo obiettivo della GILDA e noi non consideriamo affatto persa la possibilità
di raggiungerlo. Ciò che è davvero incredibile è che nello stesso
accordo quadro di dicembre, che nega un contratto specifico ai docenti, sono
stati istituiti diversi comparti di contrattazione, alcuni dei quali riguardano
poche centinaia di persone. Se poi si passa al privato (basta fare riferimento
al repertorio dei contratti Cnel) si scopre che esistono numerosi contratti
fatti apposta per riconoscere e tutelare gli ambiti di specificità delle
categorie più varie: contratti specifici per sagrestani, per marinai lacuali,
marinai lagunari, trapiantatori a zolla, lavoratori della trippa e delle
budella. Ebbene, di fronte a questa frammentazione, nessuno ha mai parlato di
spinte corporative, nessuna delle organizzazioni sindacali ha gridato allo
scandalo, anzi hanno contribuito attivamente a recepire nei contratti le spinte
legittime dei lavoratori che volevano riconosciute le peculiarità del proprio
lavoro. Chissà perché proprio le ragioni degli insegnanti debbano essere
considerate corporative e come tali essere avversate da quelle stesse
organizzazioni!
Domanda n. 4: Quali cambiamenti dovrà affrontare la scuola nei
prossimi anni e come si prepara, il sindacato che lei dirige, a difendere la
professionalità dei docenti?
Risposta: I cambiamenti più importanti sono quelli legati alla cosiddetta
“devoluzione” realizzata già per molti versi dal precedente Governo con la
riforma del Titolo V della Costituzione e che questo Governo vuole portare agli
estremi. Su questo tema, divenuto centrale per la portata e i riflessi che avrà
su tutto il Paese, abbiamo espresso, in linea con i richiami del presidente
Ciampi, la nostra opposizione. Ci preoccupa fortemente la disgregazione
regionalistica del sistema nazionale di istruzione e la perdita di identità
nazionale. I problemi veri che questa riforma porterà con sé, potremo vederli
nel momento in cui si attueranno le deleghe che il Parlamento ha dato al
Governo. Noi agiremo certamente su più fronti: quello istituzionale, attraverso
un confronto costante ed attivo con la politica; quello dell’azione sindacale,
attraverso forme di contrasto (tutte quelle legittimamente praticabili) alle
scelte politiche che hanno ricadute negative sui docenti; ed infine nelle
scuole, con il coinvolgimento crescente e la sensibilizzazione dei colleghi sui
nodi fondamentali della professionalità docente.