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Il provvedimento legislativo verrà presentato in
Consiglio dei ministri venerdì. La Cgil: "Taglieggiano i lavoratori"
Tfr, pronta la bozza del governo Fondi pensione anche per gli statali
Dal 6 gennaio scatta il silenzio assenso. Se il lavoratore decide di
lasciare la liquidazione in azienda potrà ripensarci
ROMA - Compensazioni alle imprese (4% per tutte, 6% per quelle con meno
di 50 addetti), agevolazioni fiscali sulle prestazioni previdenziali (aliquota
del 15% nel caso di anticipo che scende al 9% se si hanno 35 anni di contributi
ale spalle), una nuova formulazione delle regole per il versamento del Tfr nei
fondi pensione in caso di silenzio assenso, attribuzione alla Covip della
vigilanza sui fondi previdenziali.
Sono queste le linee portanti della bozza del decreto legislativo sulla
previdenza complementare appena licenziato dal ministero del Welfare e che il
ministro Roberto Maroni porterà in Consiglio dei ministri venerdì prossimo, come
da lui stesso annunciato. Protesta la Cgil: "Taglieggiano le liquidazioni"
Fondi pensione anche per gli statali. La novità principale che emerge
dalla bozza di riforma del Tfr e della previdenza integrativa consiste nella
norma secondo la quale anche gli statali potranno aderire ai fondi pensione. I
dipendenti pubblici potranno optare per la previdenza integrativa mediante
"accordi tra i dipendenti stessi promossi dalle loro associazioni". Le forme
pensionistiche complementari possono essere istituite così attraverso "contratti
collettivi".
Possibilità di ripensamento. Altra novità è costituita dalla norma
secondo la quale un lavoratore che dovesse decidere di lasciare il suo Tfr in
azienda, potrà ripensarci e destinare la liquidazione ai fondi pensione. Secondo
le intenzioni del governo, dal prossimo gennaio scatterà il meccanismo del
silenzio-assenso: in pratica, durante sei mesi, il lavoratore dovrà pronunciarsi
sul destino del suo Tfr. In caso di silenzio-assenso, appunto, il Tfr andrà a
confluire automaticamente nei fondi pensione.
Secondo la bozza del governo, però, se il lavoratore dovesse scegliere di
mantenere il suo Tfr presso il proprio datore di lavoro, "tale scelta può essere
successivamente revocata e il lavoratore può conferire il Tfr maturando ad una
forma pensionistica complementare dallo stesso prescelta".
La riforma si applica anche ai lavoratori 'anziani'. Anche i lavoratori 'anziani',
e cioè quelli assunti prima del 29 aprile 2003, saranno interessati dalla
riforma del Tfr e della previdenza complementare. Nella bozza del governo si
legge infatti che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della riforma i
lavoratori 'anziani' potranno scegliere se mantenere il residuo Tfr maturando
presso il proprio datore di lavoro oppure - se non risultino iscritti -
conferirlo ad una forma di previdenza complementare: in questo caso, potranno
iscriversi conferendo il proprio Tfr "nella misura non inferiore al 50%, con
possibilità di incrementi successivi".
Misure compensative per le imprese. Le aziende che dovranno rinunciare
alla fonte di finanziamento rappresentata attualmente dal Tfr potranno dedurre
dal reddito di impresa un importo pari al 4% dell'ammontare del Tfr annualmente
destinato a fondi integrativi. La percentuale sale al 6% per le imprese con meno
di 50 dipendenti.
Agevolazioni fiscali. Sulle prestazioni previdenziali integrative
l'imposta viene fissata al 15% ma calerà dello 0,30% per ogni anno di versamento
al fondo pensione superiore al quindicesimo (con 35 anni di versamenti
l'aliquota sarà dunque del 9%).
La contestazione della Cgil. Una bozza che decisamente contestata dalla
Cgil: "Se il testo resta così, diremo chiaramente ai lavoratori 'attenti, che
cosi' si taglieggia il Tfr", ha detto il responsabile economico di Corso Italia
Beniamino Lapadula, commentando le indiscrezioni sul provvedimento.
27 giugno 2005