|
|
Meno cattedre, i prof devono "riciclarsi"
di ANNA MARIA SERSALE
ROMA - Quarantamila. Ma c’è chi parla di 50-60mila.
Sono le cattedre che potrebbero saltare alle superiori con l’attuazione della
riforma Moratti. L’allarme viene dai sindacati della scuola, che in queste ore
stanno lavorando per «calcolare le perdite». «Il calo delle ore di lezione nei
licei riformati - sostengono i Confederali - comporterà una contrazione delle
cattedre». Non solo. La revisione delle materie avrà come conseguenza anche la
riorganizzazione delle classi di concorso. «Molti saranno costretti a riciclarsi
- sostiene Francesco Scrima, segretario nazionale della Cisl scuola - Chi
perderà cattedra e andrà in sovrannumero potrebbe essere costretto a rivedere la
sua posizione. Aggiornamento, nuove abilitazioni, spezzoni di cattedra in più
scuole. Gli effetti dei tagli, se non si corre ai ripari, possono essere
devastanti. Ma quante saranno le cattedre a rischio? Secondo il segretario della
Cisl «circa 40.000» quelle che «spariranno per effetto della riforma», cui si
aggiungono altre decine di migliaia che non rischiano la soppressione ma una
riorganizzazione traumatica. «I nuovi quadri orari degli otto licei - prosegue
Scrima - sconvolgono l’attuale assetto. Prendiamo il liceo tecnologico, nel
vecchio ordinamento Scienze della Terra e Biologia; Fisica e laboratorio; più
Geografia, nel corso del quinquennio, ossia nella durata del corso, confluendo
nella nuova materia Scienze integrate, perderanno per strada un 30%, con una
differenza di 7 ore settimanali». «Il taglio è forte, non saranno certo le
ore facoltative a rimettere le cose a posto», osserva Alessandro Ameli, Gilda.
E sulle ore in meno l’ufficio studi della Cisl ha fatto dei calcoli (riportati
nel grafico in pagina). Al classico meno 17 ore, allo scientifico pure, così al
liceo per le scienze umane, al linguistico di ore se ne perderanno 20,
all’economico 15, all’economico aziendale 39, al tecnologico 11 e al tecnologico
ex professionale di Stato 31. Possibile? «Sì, in cinque anni, sulle cinque
classi del corso», spiegano ancora alla Cisl. Ora la partita si giocherà sulle
“tabelle di confluenza”, ossia sul passaggio degli attuali istituti ai nuovi
licei. Un rompicapo su cui si stanno esercitando gli esperti di viale Trastevere:
il 31 dicembre, infatti, i giochi dovranno essere chiusi.
Intanto, Confederali, Gilda e Cobas attaccano duramente. Dice Massimo Di
Menna, segretario nazionale Uil: «Se alla stima delle 40 mila cattedre che
rischiano la soppressione si aggiunge l’altra, fatta nei mesi scorsi, che
riguarda la elementare, arriviamo a 100mila posti in meno. Con l’introduzione
del maestro “unico”, infatti, possono saltare altri 58mila posti di lavoro. Il
pericolo per ora è scongiurato, ma la figura del tutor, prevista dalla riforma,
è una mina vagante che può sempre ripresentarsi». Il ministero dell’Istruzione
replica: «Allarme ingiustificato, per i prossimi due anni l’organico di
elementari e medie è stato bloccato».
Un altro Sos arriva dall’università. «Così non si investe nel futuro, la
Finanziaria affossa gli atenei», afferma il presidente della Conferenza dei
rettori, Piero Tosi. «In modo compatto il mondo dell'Industria - fa notare Tosi
- si mostra fortemente preoccupato. Lo dimostra l'appello del vice presidente di
Confindustria, Gianfelice Rocca, unito alle dichiarazioni rese ieri dal
presidente dei Giovani Imprenditori, Matteo Colaninno». Quanto taglia la
Finanziaria? «Quattrocento milioni di euro», spiega Enrico Panini, segretario
della Flc-Cgil. E Walter Tocci, parlamentare diessino, conclude: «Colpiti il
fondo ordinario, l’edilizia e la ricerca di base».
12 novembre 2005