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Intervista ad Alessandro Ameli
di Reginaldo Palermo
Passata la tornata elettorale i problemi della scuola restano quelli di
sempre: contratto, precari, insegnante tutor; ne parliamo con Alessandro Ameli,
coordinatore nazionale della Gilda.
Parliamo del contratto: gli insegnanti sperano in una rapida chiusura ma le
posizioni di Governo e sindacati sono ancora distanti; cosa succederà?
Auspichiamo tutti una rapida chiusura del contratto, 16 mesi di ritardo non
so-no frutto di casualità, ma strategia politica di disattenzione voluta e
inaccetta-bile nei confronti dei pubblici dipendenti e degli insegnanti in
particolare. Non è più un mistero che questo governo non ami trattare con i
sindacati, seppure si affanni a dichiarare il contrario. E’ vero che le
posizioni sono distanti, ma se il governo non si presenta al tavolo di
trattativa con l’intento di “trattare”, è im-possibile che si avvicinino. Gli
annunci unilaterali ed “ex tempore” sui media non sono passi in avanti anzi
rappresentano un ostacolo alla trattativa stessa. L’ ultima trovata di Palazzo
Chigi di offrire 95 euro lordi (55 netti in busta pa-ga) come punto di arrivo di
una trattativa mai iniziata non rappresenta certo un’apertura, sembrando
piuttosto, sotto elezioni, un omaggio maldestro alle forze politiche che nel
governo non hanno grande simpatia per gli statali.
Da più di un mese nel vostro sito continuate a dire che "se il Governo non
cambia rotta, si va allo scontro"; intendete proclamare uno sciopero per il mese
di aprile?
Le nostre posizioni sono relative a più questioni: contratto da un lato, ma
anche riforma e precari. Sono temi scottanti ai quali va data una soluzione,
quan-to più possibilmente condivisa e rapida. Non amiamo lo scontro e il
conflitto come strumenti per risolvere le controversie, ma quando le scelte sono
sba-gliate e non c’è riscontro agli appelli è evidente che restano poche
alternative. La fine dell’anno scolastico si avvicina ed è certo che, se non si
risolvono rapi-damente alcuni problemi, potrebbe essere una fine d’anno
incandescente. Ci auguriamo che il buon senso prevalga e che, passate le
amministrative si ab-bandonino le “posizioni elettorali” e si metta mano a
superare le difficoltà.
Sulla "proposta Valditara" vi siete esposti non poco, ma a quanto pare, avete
raccolto consensi; pensate che la proposta sia davvero realizzabile?
In tutte le sedi istituzionali la Gilda, da qualche mese, chiede con insistenza
di mettere in cantiere una strategia di interventi sul personale che veda
insieme retribuzioni, condizioni professionali e assunzione dei precari;
strategia e condizione necessaria per cambiare la scuola. La “proposta Valditara”
si è inserita in questa nostra richiesta e noi abbiamo voluto promuovere un
confronto diretto tra il Senatore di An e le organizzazioni dei precari alle
quali la proposta è piaciuta. Il problema è che il ministro Moratti ha
rilanciato parlando di 200.000 assunzioni e ciò ha finito per alimentare un
clima di incertezze invece di fugarle. Noi siamo convinti che le assunzioni in
ruolo di tutti precari sono possibili a partire dal 2005. Stiamo elaborando una
nostra proposta organica, corredata di un piano di fattibilità e delle
valutazioni economiche e finanziarie necessarie perché possa essere un progetto
credibile e realizzabile.
Come è finita la vostra idea di un referendum abrogativo della legge 53
pro-posto da 5 consigli regionali?
La nostra richiesta era una consegna di responsabilità alle forze politiche
locali, quelle, in teoria, più vicine alla gente. Partiva dalla necessità di
sollecitare l’impegno di tutti sui problemi di trasformazione della scuola
italiana. Nessuno può continuare a credere che la difesa della scuola e dei
valori che porta debba essere prerogativa e onere sempre e solo dei docenti.
Siamo invece convinti che tutta la società civile e i politici che la
rappresentano non possono esentarsi da un impegno diretto. La risposta al nostro
appello, che non è venuta, nemmeno dalle regioni in cui ci sono governi di
sinistra, è un segnale gravissi-mo di disimpegno e di superficialità se non di
vera e propria collusione politica sul fronte scuola. D’altronde è ben noto come
la riforma Moratti assomigli nei fondamenti e negli obiettivi a quella di
Berlinguer. Valuteremo l’opportunità, dopo i risultati delle regionali, di
tornare all’attacco con i nuovi amministratori, oppure di fare da soli, insieme
a chiunque voglia starci. La nostra battaglia è una battaglia di civiltà e di
cultura per una scuola dello stato come opportunità e garanzia di diritti per
tutti, per questo non ci fermeremo.
Stato giuridico: il disegno di legge Santulli-Napoli è di nuovo fermo, ne
siete contenti?
Si, ne siamo contenti, senza riserve. Quella proposta di legge è un pasticcio
culturale e normativo, ignora i problemi della scuola e degli insegnanti è stata
inventata per dare fiato e speranza a chi vuole strumenti di governo delle
scuole autonome capaci di espellere i docenti dai luoghi di decisione e di
scelta. Nei confronti della 4091 le nostre posizioni sono sempre state chiare,
fin dall’inizio, soprattutto sulla parte che inventa una “pseudo” carriera per i
do-centi. Né ci hanno incantato con l’offerta scambio di un’area separata di
con-trattazione e l’eliminazione delle RSU che pure sono nostri storici cavalli
di bat-taglia. Non siamo per niente disposti a svendere o a scambiare la nostra
professione e il valore alto dell’autonomia culturale che la Costituzione
assegna ad ogni docente.
Insegnante-tutor: le scuole hanno bisogno di certezze, non pensate che sia
ormai arrivato il momento di chiudere la vertenza sull'art. 43?
La vertenza sull’art. 43 è bella e chiusa con un rinvio al mittente
inequivocabi-le. Le richieste avanzate sono state unanimi da parte sindacale, il
governo tace da mesi. Resta l’ambiguità di una invenzione normativa non
condivisa e inapplicabile. A settembre faremo partire una battaglia coordinata
di diffide e di azioni legali in tutta Italia nei confronti dell’Amministrazione
se si ostinerà ad imporre il tutor in assenza della definizione delle norme
contrattuali che lo devono regolare.