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SOSTEGNO, UN’ALTRA SCONFITTA PER IL MINISTERO
IL TRIBUNALE DI ROMA HA ACCOLTO LE RICHIESTE DEI GENITORI DI
UN BAMBINO DISABILE E HA EMESSO UN’ ORDINANZA PER AUMENTARE LE ORE DI SOSTEGNO.
E IL LEGALE CHE HA SEGUITO IL CASO, ALFONSO AMOROSO, GIÀ SI PREVEDE NUOVE
VITTORIE IN CAUSE SIMILI. UN SEGNALE EVIDENTE
CHE QUALCOSA NELLE REGOLE GENERALI DEL MINISTERO NON FUNZIONA
di Piera Matteucci da Superabile del 13 febbraio 2004
Ore di sostegno: il ministero dell’Istruzione battuto un’altra volta. Il 9
febbraio il tribunale di Velletri ha stabilito, su richiesta dei genitori di un
ragazzo disabile, che venissero aumentate le ore di sostegno a scuola. La stessa
cosa aveva fatto il 7 febbraio il tribunale di Roma e prima ancora quelli di
Napoli e della Basilicata. Il provvedimento mette in luce carenze da parte delle
amministrazioni scolastiche e zone d’ombra sulle decisioni del ministero.
I tribunali sono stati chiamati a decidere d’urgenza per limitare i danni che
regole troppo restrittive da un lato e troppo generiche dall’altro possono
arrecare a un bambino disabile, che si trova ad essere privato del sostegno
necessario durante le ore scolastiche. Fin dalla finanziaria del 1997, infatti,
è stato stabilito che gli insegnanti di sostegno dovessero essere 1 ogni 138
alunni iscritti, senza tenere conto delle diverse situazioni.
“Se ci domandiamo quali sono i diritti di un bambino disabile, la risposta che
ci diamo è che ha gli stessi diritti degli altri: quelli stabiliti dalla
Costituzione, ma anche quelli sanciti nelle leggi per la partecipazione alla
Comunità Europea e alla Comunità Internazionale. E gli articoli 2 e 38 della
nostra Costituzione stabiliscono che i diritti fondamentali di ciascun individuo
devono essere preservati dallo Stato, che ha l’obbligo di intervenire per
rimuovere gli ostacoli e gli impedimenti che si frappongono a questo fine”.
L’avvocato Alfonso Amoroso, che ha rappresentato i genitori del ragazzo di Roma
e che segue altre cause simili a questa, accusa la scuola, quale istituzione che
dovrebbe preoccuparsi di garantire oltre all’insegnamento anche la
socializzazione dei bambini, di scarsa attenzione nei confronti degli alunni più
bisognosi.
“Il fatto che un tribunale intervenga su una decisione dello Stato per
correggerla significa che esistono delle carenze gravi che vanno sanate –
aggiunge il legale -. Questa è solo una delle tante cause in corso: tante ce ne
saranno ancora e, probabilmente avranno, come questa, un esito positivo. Ma ne
sarebbe bastata anche una soltanto per dimostrare che così come sono state
fatte, le norme che regolano l’insegnamento di sostegno sono sbagliate. Pochi
soldi e troppa genericità: tutto è lasciato alla ‘fortuna’ del singolo e
all’autonomia delle amministrazioni scolastiche che possono stabilire quanti
docenti nominare e in base a cosa. Ma le disabilità non sono tutte uguali, come
non sono tutte uguali le esigenze dei bambini. Il problema più grande è che, più
che il sostegno è in balia di meri calcoli economici”.
L’ordinanza del 7 febbraio, dunque, è l’ennesima dimostrazione che c’è qualcosa
che non funziona, che bisognerebbe rifare i calcoli, non quelli numerici, ma
quelli che tengono conto delle necessità degli alunni disabili come persone,
come individui che hanno il diritto di stare con gli altri e di socializzare.
“La scuola ha un compito importantissimo che non è solo quello di dare
un’istruzione – conclude l’avvocato Amoroso -, ma che riguarda la crescita di
una persona sotto tutti i punti di vista. Solo se verrà presa in considerazione
dal ministero - che per ora si preoccupa esclusivamente di attuare una politica
restrittiva e che risponde ai singoli casi, senza considerare la necessità di un
intervento radicale per risolvere questi problemi – la possibilità di realizzare
programmi ad hoc, che tengano conto delle personali esigenze di ciascuno
piuttosto che essere chiusi in rigide fasce schematiche, allora la scuola avrà
davvero adempiuto al suo scopo di formazione e di crescita”.
LA NOSTRA VITTORIA È SEGNO CHE LE REGOLE SONO SBAGLIATE
di Piera Matteucci da Superabile del 13 febbraio 2004
Alfonso Amoroso, il legale che ha seguito la causa intrapresa dai genitori di un
bambino disabile di Roma per ottenere più ore di sostegno scolastico, spiega il
valore della decisione presa dal tribunale.
Un'esigenza personale e la consapevolezza che le regole in vigore non
funzionano: Alfonso Amoroso, il legale che ha seguito la causa intrapresa dai
genitori di un bambino disabile di Roma, che chiedevano maggiore sostegno a
scuola per il loro piccolo e che hanno ottenuto dal tribunale civile della
Capitale parere favorevole, ha già avviato un'altra decina di controversie
simili.
Cosa significa la decisione presa dal tribunale?
Si tratta di una questione abbastanza complessa. In sostanza il giudice
ordinario, in alcuni casi, può intervenire sulle regole stabilite dallo Stato e
obbligarlo a cambiarle. In questa occasione abbiamo chiesto al tribunale di
emettere non una sentenza – che avrebbe certamente richiesto tempi molto più
lunghi-, ma un'ordinanza, la cui attuazione è immediata per motivi di necessità
e urgenza. Il fatto che il tribunale abbia espresso un parere favorevole alle
nostre richieste e abbia stabilito che le ore di sostegno devono essere
aumentate, ci porta a pensare che i motivi che hanno spinto i genitori
dell'alunno ad agire siano fondati: le norme stabilite dal ministero e dalle
varie autonomie scolastiche, evidentemente, sono carenti.
Qual è, secondo lei, il problema maggiore?
Di errori ce ne sono tanti: il modo in cui vengono nominati gli insegnanti e i
criteri che vengono seguiti per stabilire il numero di docenti in ogni scuola,
ma quello più grave, a mio parere, è che non esiste una linea di programma e
tutto viene deciso in base meri criteri economici. In questo modo, però, non si
tiene conto del diritto dei bambini disabili ad avere un sostegno adeguato a
seconda delle proprie necessità.
Ma le amministrazioni scolastiche non hanno l'autonomia di nominare, in caso
di necessità, gli insegnanti di sostegno in base agli alunni disabili?
Si, il dirigente scolastico può nominare in deroga insegnanti di sostegno ogni
volta che questo si renda necessario, ma poi questa decisione viene analizzata,
insieme alle atre, dalla Corte dei Conti e se la commissione valuta che ci sono
stati errori e che sono state fatte nomine superflue, il dirigente ci rimette di
tasca propria. E' un rischio molto alto che non tutti sono disposti a correre.
Il problema, dunque, non è solo quello di regole troppo generiche?
Le norme esistenti, restrittive per quanto riguarda il rapporto
insegnante-alunni e generiche per quanto concerne le fasce di ‘categorie' che
comprendono, non fanno che appiattire i diritti dei singoli bambini, che non
vengono considerati in base alle personali necessità, ma come soggetti
appartenenti al medesimo ‘universo disabilità'. Il fatto che il tribunale di
Roma ci abbia dato ragione per la seconda volta e che anche quello di Napoli
abbia accolto positivamente le nostre richieste è una palese dimostrazione che
se venissero fatte migliaia di cause, probabilmente, sarebbero tutte vittoriose.
Ma ci saranno migliaia di cause?
Purtroppo non credo. Pochi sanno che si può fare qualcosa perché questa
situazione cambi. Molte persone, soprattutto quelle che vivono in piccole
realtà, non hanno idea che si possa chiedere l'intervento del giudice e, quindi,
non lo fanno. Così, come spesso accade, chi ha abbastanza denaro per fare fronte
alle carenze dello Stato, lo fa di tasca propria, gli altri si arrangiano come
possono, ma a rimetterci sono sempre loro, i bambini.
SCUOLA, ANDARE OLTRE IL SOSTEGNO
di Salvatore Nocera, da Superabile del 13 febbraio 2004
Aumentano di numero le vittorie in tribunale di genitori di alunni con
disabilità che chiedono più ore di sostegno, immotivatamente ridotte
dall'amministrazione scolastica. E aumenteranno ancora, perché ci sono vari
ricorsi pendenti. E' quindi opportuna una riflessione sia sul fatto in sé che
sui possibili sviluppi.
Aumentano di numero le vittorie in tribunale di genitori di alunni con
disabilità che chiedono più ore di sostegno, immotivatamente ridotte
dall'amministrazione scolastica. E aumenteranno ancora, perché ci sono vari
ricorsi pendenti. E' quindi opportuna una riflessione sia sul fatto in sé che
sui possibili sviluppi.
Innanzitutto è interessante osservare che il tribunale di Roma, nella sua
recente pronuncia, ha confermato la propria competenza su questa materia,
trattandosi di diritto soggettivo allo studio che non può essere compresso dalla
discrezionalità dell'amministrazione. Riportiamo anche il testo dell'ordinanza
per i preziosi riferimenti normativi e giurisprudenziali contenuti, che, pur
essendo molto tecnici, sono comprensibili ad un'opinione pubblica più ampia
degli addetti ai lavori.
Il sempre più frequente ricorso al giudice per ottenere ore di sostegno in più
viene visto da alcuni come un'incrinatura alla cultura dell'integrazione
scolastica che certamente non si basa esclusivamente sulla presenza
dell'insegnante per le attività di sostegno.Questa critica è fondata. Però è
necessario osservare che causa di questo eccessiva supervalutazione
dell'insegnante per il sostegno non è la richiesta dei genitori, ma l'annosa
inattività del ministero nel formare sull'integrazione scolastica tutti gli
insegnanti curriculari che hanno in classe alunni con disabilità.
Certamente la richiesta di sostegno da parte dei genitori sarebbe notevolmente
inferiore se essi sapessero e constatassero che anche i docenti curriculari sono
formati per occuparsi dell'integrazione dei figli e se ne occupano
concretamente.
Fintanto che il ministero, d'intesa coi sindacati della scuola, non provvederà a
realizzare un piano organico e urgente di formazione di tutti i docenti
curriculari, le richieste, convalidate da ordinanze e sentenze dei giudici
civili ed amministrativi, aumenteranno in misura esponenziale.
E' vero che il Ministero ha emanato due circolari rispettivamente prot. N. 4088
del 2/10/02 e n. 78 del 2/10/03 su questo argomento. Ma si tratta di termini
così vaghi e generici da sembrare evanescenti. Invece, un progetto di formazione
on line, presentato in un interessantissimo convegno di Riva del Garda nel
maggio scorso è rimasto lettera morta.
Così facendo il Ministero spingerà sempre più i genitori a rivolgersi alla
magistratura; anzi, i genitori non si sono ancora organizzati; ma potrebbero
farlo prestissimo tramite le loro associazioni ed allora saranno dolori per il
Ministero e offuscamento per la cultura della collegialità docente
nell'integrazione scolastica.
Ci si augura che al Ministero, dove sono attualmente presissimi dalla Riforma,
possano occuparsi anche di questo che non è un apsetto secondario della qualità
del sistema di istruzione e si corra subito , in modo razionale, ai ripari.
Le associazioni hanno sempre dichiarato la loro disponibilità a collaborare per
la formazione dei docenti curriculari, perché questo processo formativo giova
indubbiamente alla crescita della qualità dell'integrazione. Anzi a tal fine
hanno anche contattato i sindacati della scuola. Ma tutto purtroppo ancora
tace...