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Il portfolio naviga a vista
Non esclude la scheda di valutazione dell'alunno
Il portfolio parte senza regole certe. Già da quest'anno i docenti, nel caso
specifico, dovrebbero essere i tutor, dovranno predisporre la documentazione del
percorso formativo dell'alunno, sia della scuola primaria che secondaria,
coinvolgendo i genitori e gli alunni.
Ma non si sa ancora bene che cos'è, in concreto, il portfolio e, soprattutto, se
sostituirà la scheda di valutazione oppure no. E alcuni sindacati avanzano dubbi
anche circa la sua obbligatorietà.
Le norme
Le fonti normative da cui dovrebbe discendere tale obbligo, infatti, non
fanno alcuna menzione del nuovo fascicolo personale che accompagnerà la vita
dell'alunno durante tutto il percorso formativo.
La legge n. 53/2003 non ne parla. Idem per il regolamento di attuazione: il
decreto legislativo n. 59/2004. Nemmeno in via incidentale.
Ciò non di meno, negli allegati al decreto n. 59, il portfolio è l'oggetto di
diversi paragrafi ed è presente nella trattazione dedicata alla scuola
dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado.
Resta il fatto, però, che sebbene si tratti di indicazioni aventi carattere
normativo, in via transitoria, si tratta, per lo più, di trattazioni meramente
teoriche, che non descrivono, in termini tecnici e procedurali, le
caratteristiche del nuovo fascicolo personale dell'alunno.
Sebbene le indicazioni nazionali abbiano, nell'immediato, la natura di norme
regolamentari transitorie, le regole mancano. E ciò collide con il carattere
cogente e imperativo delle stesse.
Oltre tutto, il legislatore ha tralasciato, per lo meno in questa fase, di
spiegare se la scheda di valutazione dovrà continuare a esistere oppure sarà da
considerare superata e inglobata nel portfolio. È ragionevole ritenere,
peraltro, che la certificazione e la documentazione del percorso formativo
dovrebbe passare anche attraverso la scheda di valutazione. Tanto più che la
normativa primaria e secondaria, della riforma Moratti, non prevede
l'abrogazione espressa delle norme che regolano la documentazione dei livelli di
competenza raggiunti dagli alunni. Ma è anche vero che potrebbero essere
considerate tacitamente abrogate per contrasto. Non è chiaro, infatti, come
possano convivere due sistemi di valutazione, documentazione e certificazione
che appartengono a due modi diversi di intendere la scuola.
Le incognite
Insomma, si naviga a vista. E nel frattempo i docenti che sono stati
individuati per fare il tutor non sanno ancora che cosa dovranno fare. Tra le
varie incognite che pesano sull'istituto del tutor, vi è tuttora quella della
prestazione e della retribuzioni. Il cambio di mansioni, che è stato introdotto
dalla riforma, per il tramite dell'entrata in vigore di norme pubblicistiche,
non è ancora stato regolato a livello pattizio. Manca, in buona sostanza, un
tassello fondamentale nella gerarchia delle fonti normative, che regolano,
attualmente, il rapporto di lavoro dei docenti. Le norme pubblicistiche,
infatti, spiegano il ´cosa', il contratto, invece, indica il ´come' e il
´quantum' relativo alla retribuzione. Ma il contratto ancora non c'è. E nel
frattempo i diretti interessati hanno già cominciando a lavorare. Senza sapere
se e quando sarà attuata la riduzione dell'orario di insegnamento a 18 ore. E
soprattutto senza conoscere l'importo della retribuzione che sarà loro
corrisposta per compensare i maggiori oneri.
Antimo Di Geronimo
19 ottobre 2004