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Genitori dal giudice: nuove sentenze a favore di alunni
handicappati
Scuola, sostegno ai disabili ormai decide il tribunale
Il rischio: docenti che si spostano sui casi imposti dai magistrati a
discapito di altre classi
BIANCA DE FAZIO
Passa per le aule giudiziarie l'integrazione scolastica di molti bambini
disabili. Un percorso tortuoso, con tanto di avvocati e carte bollate, per
ottenere il diritto all'insegnante di sostegno per un numero significativo di
ore. È il caso - dopo quello raccontato ieri da Repubblica di un piccolo di una
scuola di Quarto che ha ottenuto personale specializzato al suo fianco per ogni
minuto che trascorre in classe - anche di una bambina down di una scuola
elementare di Chiaia. Undici ore di sostegno a settimana le avevano assegnato.
Poche, pochissime secondo i genitori, che si sono rivolti alla magistratura . E
l'hanno spuntata. È bastata la prima udienza perché la scuola facesse
dietrofront e le assegnasse il doppio delle ore inizialmente previste. Come dire
che il bisogno viene riconosciuto dinanzi al magistrato, mentre resta
inascoltato prima, quando i genitori e spesso gli stessi insegnanti, insistono
perché quel bambino più debole sia seguito in maniera speciale.
«L'assegnazione dei docenti ai singoli bambini handicappati è competenza della
scuola - spiega il direttore scolastico regionale, Alberto Bottino - Sono i
presidi ad amministrare le risorse che i miei uffici danno loro. Se riescono a
dare più ore di sostegno ad un alunno vuol dire che hanno personale
sufficiente». O che quel personale, ribatte il coordinamento genitori "Tutti a
scuola" (che ha messo in piedi un collegio di avvocati che patrocina le cause
gratuitamente), «viene negato ad altri bambini ugualmente in situazione di
disagio. Si spostano le pedine, si concentrano gli insegnanti di sostegno sui
casi che finiscono in Tribunale, e gli altri li si lascia a se stessi. La
questione resterà insomma irrisolta sino a quando non verranno nominati altri
docenti di sostegno, come chiediamo da mesi».
Il dirigente dell'istituto De Nicola di Agerola, Ciro Langella, sta provando da
tempo ad ottenere un insegnante di sostegno in più. «Invano. I miei superiori -
racconta - insistono perché l'integrazione passi per gli insegnanti curriculari.
Ma nella mia scuola c'è un tredicenne autistico che non riusciamo a gestire, che
ha più volte mandato in ospedale le prof. Le aggredisce, spiegano i medici, per
aggrapparsi a loro come un naufrago ad un tronco, ma la sua esuberanza
incontrollata diventa un pericolo per tutti». E Langella ipotizza di rivolgersi
lui stesso alla magistratura, in quanto preside.
Intanto sette famiglie di piccoli handicappati del 28esimo circolo didattico di
Napoli hanno denunciato, ieri mattina, «lo stato di abbandono nel quale versano
i nostri bambini nelle ore in cui non c'è l'insegnante di sostegno». Tutti in
commissariato, tutti a raccontare «il pericolo per se stessi e per gli altri
costituito da questi bambini che, senza sostegno, è rischioso tenere in classe».
Ce n'è uno, ad esempio, che ingoia qualsiasi cosa gli capiti a tiro. E più volte
ha rischiato il soffocamento. Ce n'è un altro che si schiaffeggia e si fa del
male da solo, se si sente abbandonato. Ma non manca solo il sostegno: qui, alla
Giovanni XXIII, non c'è l'ascensore, ed i disabili vengono portati in classe in
braccio.
11 novembre 2004