Home | Novità del sito | Community | Ricerca | Utility | Archivio | Contatti |                    

 

 

    

 

LA SCUOLA E IL GOVERNO BERLUSCONI

Comunicato provinciale

 

  Scarica il volantino


La Gilda degli Insegnanti di Foggia, in qualità di Associazione sindacale e professionale indipendente, manifesta profonda contrarietà in merito alle politiche scolastiche delineatesi nell’ultimo anno.


L’attuale Governo difatti esprime una politica in cui l’istruzione e la ricerca sono considerate non risorse essenziali per il paese, ma attività subordinate agli orientamenti generali dell’esecutivo e agli equilibri politici della maggioranza.

Le scelte principali in materia scolastica vengono infatti compiute:


• dal ministro dell’Economia, secondo una logica miope e puramente ragionieristica di restrizione della spesa per l’istruzione che si esprime in:


- inadeguatezza delle risorse messe a disposizione per il rinnovo del contratto,scaduto il 31 dicembre 2001;
- riduzione selvaggia degli organici (docenti e operatori della scuola);
- riduzione dei servizi offerti alla cittadinanza: mancata sostituzione dei docenti assenti, classi sempre più numerose, mancata attivazione di classi a tempo prolungato, riduzione dei posti di sostegno;
- aumento del lavoro non retribuito degli insegnanti e di tutto il personale della scuola;
- ri-immissione in ruolo del personale esonerato per motivi di salute;

- messa in mobilità, riconversione o licenziamento del personale in sovrannumero;
- modifica tramite legge finanziaria dell’Esame di Stato nelle scuole superiori;
- blocco delle immissioni in ruolo;


• dal Ministro per le Riforme, con una revisione costituzionale che propone la frammentazione dell’unitarietà del sapere a favore dei folklori locali e crea nei fatti disparità di trattamento tra regioni “fortunate” e regioni che non lo sono, impedendo un’equa redistribuzione delle risorse e delle opportunità di formazione;


• dalle forze politiche di maggioranza, che sottraggono al Parlamento l’importante dibattito in merito alle riforme scolastiche che riguarda invece tutti i cittadini, e impongono inaccettabili azioni di controllo culturale (il telefono-spia di Garagnani e la risoluzione sui libri di storia), mettendo in pericolo la stessa libertà di insegnamento, elemento essenziale di uno Stato democratico e pluralista.

Il forte ridimensionamento della scuola pubblica, che si avvia a perdere la sua centralità nel sistema dell’istruzione, si accompagna al rilancio e al sostegno della scuola privata, in uno spirito di competizione piuttosto che di emulazione positiva: nel mentre si attuano imponenti tagli alla scuola pubblica si stanziano ingenti somme per favorire la frequenza della scuola privata.


In questo contesto la valorizzazione della professionalità docente, che si voleva riconoscere con l’attribuzione dell’area specifica della docenza e la definizione di uno stato giuridico rinnovato (formazione rigorosa, codice deontologico, percorsi di sviluppo professionale) viene ancora una volta disattesa e ulteriormente svilito il ruolo dei docenti italiani. La stessa riforma degli Organi Collegiali mortifica palesemente la centralità dei docenti, riducendoli e un ruolo sostanzialmente esecutivo e impiegatizio.

Ferma è la nostra opposizione al progetto di destrutturazione in atto e auspichiamo che tutti i docenti e le forze sindacali e associative comprendano la necessità di una azione comune per la salvaguardia della scuola pubblica e la tutela e la valorizzazione della professione docente.

9 gennaio 2002

 

Il Coordinatore provinciale
Ruggiero Pinto