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“La riforma delle scuole superiori non può essere attuata
a partire dall’anno scolastico 2010/2011: l’accelerazione che il
ministero intende imprimere provocherebbe solo caos e danni. Ecco perché
chiediamo di posticiparla all’anno prossimo”. Ad affermarlo è il
coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio.
“I decreti e i regolamenti attuativi – dichiara Di Meglio illustrando i
motivi della posizione espressa dalla Gilda - sono incompleti e poco
chiari: il ministero, per esempio, deve ancora spiegare come intende
utilizzare le quote di flessibilità, non ha ancora definito e introdotto
ulteriori opzioni sulla base delle indicazioni fornite dagli enti locali
e dalle parti sociali e, inoltre, non ha avviato la revisione delle
classi di concorso”.
“A complicare ulteriormente la situazione – sottolinea il coordinatore
nazionale – c’è anche la scadenza delle preiscrizioni fissata alla fine
del prossimo febbraio: è evidente che i tempi per l’attuazione della
riforma non sono sufficienti a garantire un’informazione adeguata alle
scuole, alle famiglie e ai docenti coinvolti”.
La Gilda, inoltre, sottolinea le gravi ripercussioni che un’attuazione
così rapida e confusa della riforma provocherebbe negli istituti tecnici
professionali: “Se la riforma diventasse operativa formalmente a partire
dalla prima classe, gli indirizzi tecnici professionali subirebbero
comunque una riduzione a 32 ore in tutte le classi, eccetto l’ultima. E
lo stesso discorso varrebbe per i licei in cui da anni sono attive
sperimentazioni che stabiliscono un orario superiore all’impostazione
tradizionale. Ciò significa – spiega Di Meglio - che la riforma, invece
di prevedere maggiori risorse finanziarie e un’adeguata valorizzazione
del capitale umano, si basa solo su una drastica riduzione dell’organico
e dei finanziamenti alle scuole”.
Sul fronte della riduzione degli organici, la Gilda evidenzia che
potrebbe riguardare oltre 10.000 cattedre nei prossimi due anni e che
coinvolgerebbe non solo i precari, ma anche molti docenti di ruolo. “Per
evitare ciò – afferma Di Meglio – abbiamo proposto l’attuazione
dell’organico funzionale di istituto come quota aggiuntiva di organico
incardinata alla scuola in cui far rientrare i docenti che perdono il
posto. Ma dal ministero – conclude – non è arrivata ancora alcuna
risposta”.
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