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Professione pericolo.
La violenza nella scuola è uno dei temi più attuali del momento: bullismo, insegnanti che perdono il controllo e producono lesioni fisiche agli allievi, insegnanti e presidi picchiati dai genitori degli alunni… Il riflettore su questa realtà, nonostante abbia sviscerato il fenomeno in molti dei suoi aspetti, sicuramente non ha ancora descritto una situazione particolare che tuttavia ci viene frequentemente segnalata presso le nostre sedi e per la quale non sempre i colleghi ricevono risposte sufficienti dagli organi competenti alla soluzione del problema.
E’ arrivato il momento di parlare e denunciare anche la situazione che vede gli insegnanti vittime di percosse da parte dei loro alunni non affetti da bullismo, semplicemente bambini e ragazzini con qualche disturbo del comportamento o della personalità che, in preda ad improvvise crisi di aggressività incontenibile ed apparentemente ingiustificate ed imprevedibili, sferrano calci, pugni, morsi e graffi a chiunque rientri nel loro raggio d’azione, siano essi alunni o insegnanti. Vengono rovesciati banchi, lanciate sedie ed altri oggetti, l’insegnante si precipita per bloccare e neutralizzare l’alunno in preda alla crisi ma ne esce contuso: lividi, fratture ossee, distorsioni muscolarisetti nasali, denti, occhiali rotti e quant’altro perché, si sa, l’insegnante non può difendersi, interviene per garantire almeno l’incolumità del resto della classe ma paga in prima persona.
In realtà paga due volte: i danni fisici sono solo uno degli aspetti del problema, ma il vivere in una situazione di costante allerta e preoccupazione perché oggi è andata bene ma domani chissà… è un altro degli aspetti non sottovalutabili. E se viene ferito uno dei compagni, su chi ricadrà la colpa, la responsabilità? Queste ansie si trascinano giorno dopo giorno, è come essere in trincea, in un’atmosfera che non favorisce certo quella serenità di cui necessiterebbe l’apprendimento, bensì sottopone tutti, alunni ma soprattutto insegnanti, ad una situazione di stress estremamente logorante, in particolare se si verifica in classi molto affollate, situazione che aumenta i fattori di rischio.
E allora cosa fare? Nessuno sa, nessuno ne parla…. Certo un insegnante che, sottoposto ad uno stress così intenso, non riesce a controllarsi e dà uno schiaffo ad un alunno fa una gran notizia che poi viene gonfiata come si conviene dai media. Sull’insegnante regolarmente picchiato dall’alunno invece cala il silenzio più totale.
I dirigenti, dal canto loro, non sanno come intervenire: sanzioni disciplinari? Sospensioni? Mah, chissà, è già un caso disperato, esprime una condizione di sofferenza e disagio ed è già vittima due volte: dei propri problemi e del sistema che lo emargina e/o sanziona. Quindi temporeggiano, intanto gli insegnanti possono portare pazienza, sanno sempre mettere una pezza… Nel migliore dei casi vengono organizzati degli incontri scuola-famiglia che il più delle volte non sortiscono alcun risultato perché i problemi sono seri, radicati e il comportamento violento è solo il sintomo, la punta dell’iceberg di situazioni più profonde la cui soluzione non compete certo alla scuola.
Questo tipo di realtà tocca due temi fondamentali: integrazione e sicurezza.
Per quel che riguarda il primo tema, si fa presto a dire “integrazione”, ma il concetto esprime qualcosa che va ben oltre l’inserimento selvaggio in queste condizioni di classi affollate, di assenza di personale specifico (educatori, addetti all’assistenza), non è certo integrazione, è irresponsabilità da parte dei dirigenti che espongono quotidianamente insegnanti ed alunni a continui pericoli, si salvaguarda un soggetto ma a spese di tutti gli altri. Integrazione significa invece far in modo che le diversità si incontrino per un arricchimento e una valorizzazione reciproci, significa accoglienza, fiducia e rispetto. Nei casi segnalati invece bisogna tenere il pericolo sotto controllo (perché in queste situazioni l’alunno è vissuto come un “pericolo”)con diffidenza e circospezione, parlare di integrazione è una mistificazione che svilisce tutto il significato del termine. Evitare la soluzione estrema e discutibile di allontanamento del soggetto pericoloso richiede interventi seri, investimenti, persone e strutture di cui la scuola oggi non dispone.
E cosa dire a proposito della sicurezza, che valore può avere il rispetto della 626 quando c’è una mina vagante che nessuno riesce a disinnescare? E CHI dovrebbe garantire la sicurezza nei posti di lavoro e l’incolumità dei dipendenti? Il datore di lavoro, naturalmente, infatti il Responsabile per la sicurezza, da non confondere con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), è proprio il dirigente scolastico.
La soluzione che vogliamo proporre, come organizzazione sindacale, a tutela degli insegnanti, della loro incolumità fisica e della salute psichica è appunto quella di sporgere denuncia e chiedere tutela al dirigente ogni qualvolta si verifichino situazioni di questo tipo.
Naturalmente ogni insegnante singolarmente o collegialmente deve relazionare per iscritto in merito ad episodi, dinamiche, situazioni di pericolo e strategie adottate per evitarle, deve informare il dirigente e discutere con lui in merito a strategie di soluzione. Il dirigente, dal canto suo, ricevuta la segnalazione, dovrebbe fare richiesta presso gli enti locali di avere a disposizione personale preparato a far fronte a queste situazioni. Se tutto ciò non dovesse attuarsi o bastare, gli insegnanti contusi devono farsi immediatamente visitare e rilasciare un certificato dal medico o dal pronto soccorso e con quello sporgere denuncia all’istituzione scolastica.
20-04-07
Michela Gallina