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35.000 docenti precari in ruolo, ma la scuola italiana
resta precaria.
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri non risolve il problema
strutturale del precariato nella scuola italiana.
Poche migliaia in ruolo a fronte di un ormai stabile 15% di insegnanti con
contratto a termine. Ben diverso doveva essere il piano di assunzioni a cui si
doveva puntare.
La Gilda degli Insegnanti si è fatta promotrice di un progetto complessivo che
avrebbe consentito la immissione in ruolo di 200.000 docenti precari, a costo
zero, risolvendo definitivamente una piaga della scuola italiana che non ha
riscontri in Europa.
l provvedimento del governo tardivo e modesto è figlio, come di altri atti che
riguardano la scuola, di una volontà politica più rivolta agli effetti mediatici
delle scelte che alla necessità di dare soluzione ai problemi, un provvedimento
partorito, per di più, all’insegna del risparmio di spesa e di molti
compromessi.
E’ altresì innegabile che questo risultato, pur nella modestia dei numeri, sia
anche frutto delle pressioni, solitarie, esercitate dalla Gilda in questi mesi a
tutti i livelli: dagli interventi diretti al ministro negli incontri ufficiali,
al sostegno al progetto Valditara, al coinvolgimento dei rappresentanti
dell’opposizione ed infine con il progetto Gilda di 200.000 assunzioni a costo
zero.
La Gilda continuerà la sua battaglia nei prossimi mesi: l’obiettivo resta quello
della immissione in ruolo su tutti i posti realmente disponibili.
Consideriamo prioritario, per qualunque progetto di scuola, che, a trasmettere
cultura, formazione umana e sociale ai giovani, a disegnare il loro futuro di
cittadini protagonisti, ci siano insegnanti con rapporto di lavoro stabile, non
frustrati da una condizione professionale precaria e mortificante.
Tanto più in un momento in cui la scuola italiana viene travolta da una riforma
che ne scuote le fondamenta senza essere portatrice di un progetto di società
condiviso e ricco di possibilità sociali e professionali per i giovani.
Sullo sfondo resta, per 800.000 docenti, un contratto scaduto da 18 mesi, per il
quale il governo non ha ancora emanato uno specifico atto di indirizzo, tanto
più grave a quasi un mese dall’accordo raggiunto a Palazzo Chigi. Sfuma così
anche la possibilità che i 100 euro di aumento annunciati, arrivino agli
insegnanti in tempi brevi.
Il Coordinatore nazionale
Prof. Alessandro Ameli
Roma, 25 giugno 2005