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Dlg.vo 59/2004 – Revisione delle classi di abilitazione
Il Ministero dell’Istruzione con
due note, una del 25 gennaio ed una del 2 febbraio ha chiesto al CNPI il
prescritto parere su una ipotesi di variazione delle classi di abilitazione
della scuola media.
Le note ministeriali pongono una serie di questioni particolarmente rilevanti e
gravi, tanto da indurre ad una valutazione fortemente negativa e critica sia nel
metodo sia nel merito.
La Gilda degli Insegnanti ritiene che il susseguirsi dei decreti di attuazione
faccia emergere con chiarezza pesanti contraddizioni, frutto di strategie di
approssimazione nelle modalità di attuazione della riforma.
Così nel provvedimento relativo alla revisione delle classi di abilitazione
nella scuola media è confermato un intento riformatore incapace di puntare
all’innalzamento dei livelli di qualità dell’istruzione ed ad avviare un
processo autentico di valorizzazione del ruolo professionale dei docenti.
L’impianto ministeriale delle classi di concorso non persegue gli obiettivi
della qualità del sistema e contemporaneamente disperde un grande patrimonio di
professionalità docente, costruendo artificiose aggregazioni disciplinari, senza
per altro essere capace di suffragare le scelte effettuate con giustificazioni
culturali, professionali e didattiche.
Il progetto, neanche mascherato, che sta dietro la riorganizzazione delle classi
di concorso della scuola media mira a costruire insegnanti tuttologi e
polivalenti pensati per una gestione flessibile dei previsti tagli agli
organici.
Ciò che più sconcerta del provvedimento ministeriale è l’assenza di un progetto
di gestione della fase transitoria.
Seppure la previsione sposti i tempi di attuazione al 2009-2010 ed oltre, pure
una politica attenta del personale imporrebbe fin da ora forme di garanzia e
tutela delle abilitazioni possedute tramite il riconoscimento dell' equipollenza
e dei titoli posseduti con meccanismi e formule di salvaguardia già adottati in
passato.
E’ assolutamente inaccettabile che il patrimonio di competenze professionali
acquisite in decenni di esperienza venga distrutto senza che si avvii da subito
un progetto capace di valorizzare il capitale umano e professionale di cui la
scuola si è avvalsa fin ora.
La Gilda degli Insegnanti ritiene che il modello culturale ed organizzativo
definito dalle Indicazioni nazionali sulla base del quale sono state revisionate
le classi di abilitazione mortifichi pesantemente la professionalità docente.
Non si rintracciano infatti elementi tali da rispondere né alle esigenze
formative degli studenti né alle attese alte della categoria rispetto al proprio
ruolo nella scuola dell’autonomia.
Nel metodo riteniamo che la questione della revisione delle classi di
abilitazione avrebbe dovuto trovare più completa e forte certezza normativa in
un Regolamento da emanare ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 275/99 e dell'art. 7
della L. 53/2003.
Ciò che risulta del tutto inaccettabile è la scelta di scombinare e ricombinare
in modo eterogeneo e senza giustificazioni culturali e professionali alcune
classi dl concorso, basti vedere la separazione tra scienze matematiche,
chimiche, fisiche e naturali, e la ridefinizione della classe di concorso 33/A
(ex educazione tecnica nella scuola media) con pesanti ricadute sugli
insegnamenti e sugli apprendimenti.
Del tutto sottovalutata una tradizione didattica consolidata ed efficace che ha
trovato nella scuola media un percorso "laboratoriale" per le scienze
sperimentali e la tecnologia, tradizione completamente tradita dalle Indicazioni
nazionali.
La Gilda ritiene prioritario che ogni progetto di cambiamento, non ultimo quello
relativo alla revisione delle classi di abilitazione, debba puntare su processi
di qualificazione autentica della scuola e debbano servire a costruire certezze
normative al lavoro docente ed evitare disorientamento e confusione, ma
soprattutto capaci di ridare fondamenti motivazionali e spinta innovativa.
La riformulazione delle classi di abilitazione se attuata secondo la proposta
ministeriale avrebbe effetti devastanti sui meccanismi di formazione degli
organici, e sulla mobilità del personale docente. Scelte che evidentemente non
possiamo avallare.
Il Coordinatore Nazionale
Prof. Alessandro Ameli
Roma, 8 febbraio 2005