|
|

Riforma delle superiori in assenza di una politica del
personale. Contraddizioni e incoerenze nel decreto di attuazione
Un giudizio negativo quello espresso ieri dalla Gilda nel corso dell’incontro
tra il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e le organizzazioni sindacali.
Molte le questioni sollevate dalla Gilda nel suo intervento, altre soltanto
annunciate ed oggetto di un documento in via di definizione.
Ribadita in apertura la contrarietà di fondo della Gilda all’impianto generale
della Riforma e ricordate le posizioni critiche espresse fin dalla emanazione
della legge 53 nel metodo e nel merito.
Relativamente all’articolato sulla secondaria la Gilda ha sollevato innanzitutto
la questione delle finalità generali, in evidente e palese contrasto con una
concezione della scuola laica e pluralista, così come disegnata dal dettato
costituzionale.
Posto l’accento sul sostanziale fallimento dell’obiettivo della pari dignità dei
due canali del sistema: licei e formazione professionale.
I percorsi prefigurati non sono certamente in equilibrio né sugli indirizzi
generali, né sui livelli qualitativi e di istruzione e tanto meno
sull’adeguatezza delle risorse.
La Gilda ha quindi rappresentato il clima di allarme che si sta determinando
nelle scuole in ordine alla mancanza di chiarezza sul trasferimento di
competenze alle regioni dell’istruzione professionale statale.
Il rischio di una perdita di identità nazionale del sistema istruzione è forte e
il governo è chiamato a dare risposte certe in particolare a tutti quei docenti
sui quali sembrerebbe pesare un destino di trasferimento in massa, con
prospettive professionali ed umane inquietanti.
Sollevato dalla Gilda anche un problema di più generale perdita di identità
relativamente allo stesso sistema liceale così come prefigurato dall’articolato.
I licei tradizionali infatti attraverso la soppressione o la riduzione di
discipline che in questi anni ne hanno garantito l’eccellenza vengono
inevitabilmente condannati alla mediocrità culturale e formativa.
Stessa sorte, per altri versi, ai licei di indirizzo che sembrerebbero
raccogliere l’eredità degli attuali istituti tecnici: anch’essi perdono le
proprie specificità e il loro carattere professionalizzante divenendo
inutilmente generalisti in ragione di riduzioni orarie e soppressione di
discipline fondamentali.
Proprio su: riduzione/ soppressione, nuovi inserimenti, costruzione dei profili
di uscita è stato chiesto dalla Gilda, ai fini di una più chiara comprensione,
che venissero esplicitate le ragioni delle scelte compiute.
In chiusura del suo intervento la Gilda ha rinnovato al Ministro il suo appello
a mettere in cantiere una adeguata e parallela politica del personale docente
che punti alla restituzione di prestigio e dignità ad una categoria
professionale umiliata e lasciata a se stessa.
E’ necessario che il governo adotti politiche retributive decisive per i docenti
(non si poteva non ricordare che il contratto è scaduto da ben 13 mesi) e
risolvere definitivamente la questione del precariato storico con l’assunzione
in ruolo su tutti posti disponibili; condizioni necessarie, ad avviso della
Gilda, per sostenere qualsiasi processo riformatore.
Nella replica il Ministro, che non ha risposto direttamente alle numerose
questioni sollevate dalle organizzazioni sindacali, ha assicurato la
prosecuzione del confronto con l’obiettivo di arrivare ad una piattaforma
condivisa sui principi generali.
Proposti dallo stesso Ministro incontri con le singole O.S. per un confronto
diretto sulle questioni sollevate e l’apertura di due tavoli sulle ricadute
occupazionali e sulle classi di concorso.
Previsti inoltre incontri tra Sindacati – Ministero - Regioni, per affrontare le
più scottanti questioni dei trasferimenti di competenze in materia di istruzione
professionale e soprattutto per risolvere i problemi legati al personale.
Il Coordinatore Nazionale
Prof. Alessandro Ameli
Roma, 27 gennaio 2005