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Immissioni in ruolo nella scuola atto dovuto e
inadeguato: nei prossimi 5 anni andranno in pensione 200.000 docenti.
I trionfalismi del ministro Moratti sulle immissioni in ruolo ci sono parsi
decisamente fuori luogo.
Intanto i conti non tornano non sono 130.000 i neoassunti, come dichiarato dal
ministro, ma molti di meno. A conti fatti nemmeno il turn over è stato coperto.
Si è proceduto invece nella politica dei tagli. Le necessità reali della scuola
italiana sono ben diverse ed era necessaria una scelta politica definitiva e ben
più importante di quella effettuata.
Le percentuali dello stesso ministero che hanno definito i criteri delle
assunzioni mostrano le dimensioni del problema: appena il 50% dei posti
cosiddetti “vacanti e disponibili” è stato coperto con le assunzioni. Questa
tipologia di posti rappresenta solo una parte delle effettive necessità, restano
infatti fuori tutte le disponibilità necessarie a coprire “l’adeguamento degli
organici alla situazione di fatto” che saranno destinati alle supplenze e che,
sulla base dei contratti stipulati l’anno scorso, ammonteranno a oltre centomila
posti. La situazione diverrà più grave l’anno prossimo e negli anni successivi
per effetto dei pensionamenti.
Tutta la questione andava posta in termini diversi e risolta attraverso un
piano, come quello che la Gilda ha proposto, con il quale si sarebbero risolte
non soltanto le urgenze di ora, ma anche i problemi futuri che saranno creati
dagli oltre 200.000 docenti sulla strada della pensione.
I vuoti d’organico saranno enormi, molte aree di insegnamento resteranno
scoperte, la nostra scuola precipiterà ulteriormente nelle classifiche
internazionali.
La GILDA ribadisce l’urgenza di un approccio serio e pragmatico alla questione
del personale a partire dalla stabilizzazione di tutti precari storici e
richiama l’attenzione del ministro Moratti e di tutte le forze
politico-sindacali sul progetto di legge presentato sulla base dei dati raccolti
in un libro bianco sul precariato scolastico. Applicando quel progetto si
potrebbero fin d’ora assumere a costo zero altri 30.000 precari e, nei prossimi
5 anni, arrivare a mantenere la promessa del Ministro Moratti di 200.000
assunzioni. I problemi non sono solo questi come opportunamente ci ricorda l’OCSE
infatti i nostri docenti sono agli ultimi posti nelle classifiche anche per
retribuzione e motivazioni. Non è più rinviabile una politica scolastica in
grado di trattenere i docenti a scuola e rendere la professione appetibile per i
giovani.
Chiediamo al Ministro di lasciar perdere con le rivendicazioni sul poco fatto e
di aprire un confronto serio con i sindacati per definire le scelte sul molto
ancora da fare, soprattutto per i docenti.
Il Coordinatore Nazionale
Prof. Alessandro Ameli
Roma, 5 agosto 2005