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La scuola italiana peggiora le sue posizioni a livello internazionale: colpa dei governi e delle politiche scolastiche

A quanto pare la scuola italiana tra il 2000 e il 2003 ha peggiorato le sue posizioni nel confronto internazionale, è quanto emerge dal rapporto PISA che ci colloca, per la lettura e le conoscenze matematiche, al 25° e 26° posto.

Le responsabilità di questo dato allarmante, anzi drammatico, vanno assegnate ai governi degli ultimi anni e alle politiche scolastiche con cui:

• hanno deciso il disimpegno economico progressivo dello Stato nell’istruzione;

• hanno brutalmente falcidiato gli organici dei docenti in spregio degli ordinamenti e delle esigenze delle scuole;

• hanno voluto il riempimento delle classi oltre ogni ragionevole condizione di vivibilità didattica ed umana;

• hanno mortificato i docenti con aggressioni continue alla loro capacità didattica, al loro impegno e alle loro motivazioni;

• hanno imposto l‘abbandono di sistemi rigorosi di valutazione degli alunni;

• hanno vanificato il valore sociale dei titoli di studio;

• hanno costruito un gigantesco serbatoio di precari, trattati indegnamente;

• hanno depresso ogni forma di valorizzazione professionale dei docenti collocandoli contrattualmente allo stesso livello dei bidelli;

• hanno inventato carichi dl lavoro aggiuntivo e forme di incentivazione per gli insegnanti stimolando competizioni negative e disaffezione nei migliori.

A queste scelte i sindacati della scuola CGIL, CISL, UIL, SNALS hanno dato il loro determinante contributo.

Questa politica scolastica è tuttora in atto, se non si invertirà la rotta, e tutto lascia pensare che non si voglia cambiare, la scuola italiana precipiterà ancora più in basso.

Ma a qualcuno, oltre agli insegnanti, interessa?

Il Coordinatore Nazionale
Prof. Alessandro Ameli


Roma, 6 dicembre 2004