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Decreto precariato: un contentino


Poche le novità sul decreto che riscrive le regole per le graduatorie permanenti dei precari.

Forse si riuscirà a mettere fine alle vertenze infinite che hanno visto su fronti contrapposti sissini e precari storici, in una guerra tra poveri che non ha giovato alla nostra scuola e tanto meno a far crescere i livelli di professionalità e motivazione nelle giovani (si fa per dire) generazioni di docenti. Il decreto non offre soluzioni adeguate ad una situazione piuttosto drammatica, nella quale permarranno iniquità e ingiustizie.

Le attese dei precari, sia storici sia sissini infatti, dovranno fare i conti, da un lato, con l'ordinanza sugli organici e le tabelle che contraggono i posti, dall'altro con i meccanismi di riduzione e di tagli previsti dalla Riforma Moratti.

Gli effetti combinati di queste scelte si scaricheranno su tutti i docenti, sui precari in particolare, i quali, nel corso del prossimo anno scolastico non ritroveranno l'incarico né nella scuola dell'anno prima né in un'altra scuola.

Il processo di tagli e riduzioni è destinato a crescere nei prossimi anni e a chiudere qualsiasi prospettiva di lavoro nella scuola per decine di migliaia di aspiranti docenti. Queste scelte, come abbiamo più volte dichiarato, avranno effetti non tanto sui livelli di disoccupazione intellettuale, quanto piuttosto sulla stessa qualità del sistema istruzione in Italia: meno docenti uguale classi più affollate con diretto abbassamento della qualità dell'insegnamento e degli apprendimenti.

Le preannunciate immissioni in ruolo ridotte a 15.000 tra docenti ed ATA, a fronte degli oltre 100.000 contratti a tempo determinato, appaiono esattamente quello che sono: modestissimo contentino che lascia inalterato il livello di guardia assunto dalla crescente precarizzazione del lavoro docente in Italia.

Il Coordinatore nazionale
Prof. Alessandro Ameli

Roma, 31 marzo 2004