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Numero speciale di Professione Docente - Luglio/Agosto 2004
PER IL TUO FUTURO, FAI PIU’ FORTE LA GILDA.
Caro Collega,
la professione che abbiamo scelto e che quotidianamente esercitiamo non ha la
considerazione sociale che merita. Ciò è avvenuto per vari motivi, di cui i
docenti portano ingiustamente le colpe. Sopra a tutti sta la confusione che
Scuola e insegnanti siano parte di una pubblica Istruzione, additata come luogo
di sperpero di pubblico denaro, di storica nullafacenza, di iniquità, e ingiusti
privilegi.
Su questo malinteso hanno agito i governi e i sindacati: i primi, costruendo
scelte politiche improntate spesso a logiche lontane dalle necessità della
Scuola e del Paese; i secondi, trasportando nella Scuola ideologie operaiste –
apparentemente egualitarie - grazie alle quali tutti siamo diventati uguali:
stesse modalità di assunzione, stesso trattamento normativo, stesso orario di
lavoro, stesso trattamento giuridico, stesso contratto.
Formazione culturale, competenza professionale, responsabilità, autorità e
prestigio progressivamente cancellati dalla nostra professione quasi che fossero
non elementi di valore, ma pericolosi fattori di divisione.
Per tutto questo, i sindacati hanno:
- accettato, nel 1990, senza battere ciglio, la legge 146 antisciopero. Una
legge fatta proprio contro gli scioperi nella scuola, contro gli scioperi della
GILDA con i quali si ottenne un contratto storico in termini economici e
normativi;
- permesso che si saltasse una stagione contrattuale nel 1992 e nel 93;
- firmato l’accordo di luglio sul costo del lavoro premessa su cui sono stati
costruiti tutti i contratti successivi.
Una politica sindacale fallimentare soprattutto per la Scuola e nei confronti
dei docenti, cuore sano ed impegnato di un sistema nazionale di istruzione
elefantiaco e senza mezzi.
Oggi quella politica è in forte crisi, anche perché l’attuale governo, contrario
alla concertazione, rifugge da quei patti. Il risultato è che relazioni
sindacali e scadenze contrattuali non sono più certezze, ma merce di scambio.
Prova ne sia l’ ultimo contratto della scuola, firmato a luglio dello scorso
anno. CGIL, CISL, UIL SNALS hanno sbandierato come merito il solo fatto di
essere riusciti a firmare il contratto, senza considerare che portavano a casa
niente, a parte i pochi euro frutto del massacro di cattedre e di tagli
realizzati con chirurgica determinazione dalla Moratti.
Questi stessi sindacati che hanno attivamente cooperato con i governi passati a
realizzare politiche contro gli interessi di coloro che rappresentavano, oggi
mettono in scena la loro opposizione non già per una riconquistata vocazione
battagliera e di parte, quanto piuttosto per difendere le scelte di cui
storicamente portano la responsabilità.
Un solo esempio: la riforma Dini nel 1995. Nessun sindacato, tranne GILDA, gridò
contro ciò che stava accadendo. Allora si impose il passaggio dal sistema
retributivo a quello contributivo con prospettive di autentica miseria per i
pensionati del futuro, particolarmente per i docenti che incapperanno in questo
sistema, cioè gran parte.
La GILDA ha rappresentato, in questi anni, l’alternativa sindacale autentica ed
oggi il suo progetto è di incredibile attualità proprio perché in alternativa a
quello degli altri.
La stella polare del nostro percorso è stata interpretare e rappresentare i
bisogni, i problemi le attese della categoria. Il mandato che voi iscritti ci
avete consegnato è stato portato a compimento non solo contro la volontà dei
governi, ma sovente anche contro quella degli altri sindacati .
Così è accaduto nello storico contratto del 1988, così nel contratto del 2000,
così contro il concorsone, (2000) così contro la riforma Berlinguer ed ora
contro la riforma Moratti.
Caro Collega,
oggi la nostra battaglia è su quattro versanti, il contratto scaduto a dicembre,
la riforma che devasta le scuole e le getta nel caos, la riforma delle pensioni,
la questione del precariato. Il nostro impegno su questi fronti è assoluto, ma
potremo vincere le nostre battaglie se, come è accaduto nella battaglie vinte
del passato, il consenso di cui godiamo ampiamente tra i colleghi si tradurrà in
potere e forza sindacale.
Due sono le strade: la piazza e gli scioperi o il consenso attraverso
l’adesione. Meglio entrambe. In ogni caso è necessario che ognuno di noi, ogni
iscritto, divenga protagonista, attraverso un riconquistato orgoglio
professionale, di una grande battaglia in difesa della professione docente,
dentro ad un progetto condiviso di valorizzazione del nostro ruolo
professionale.
Oggi ti chiediamo di agire in sintonia con noi in questa battaglia partecipando
alla campagna di adesioni che stiamo promovendo.
Abbiamo due mesi per cambiare. Per cambiare davvero è necessario dare forza alla
GILDA, che continua ad essere alternativa credibile e speranza di riscatto per
tutti.
Per questo ti chiedo:
ISCRIVI ALLA GILDA UN COLLEGA CHE STIMI.
Contribuirai a far crescere la tua Associazione, a darle maggior forza
attraverso i numeri, il numero degli iscritti determina il peso di una
organizzazione, fa la differenza.
Il peso della Gilda ai tavoli di trattativa fa il cambiamento delle scelte in
tuo favore.
UNA GILDA PIU' FORTE E’ LA TUA GARANZIA PROFESSIONALE, IL TUO FUTURO.
Alessandro Ameli