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Formazione insegnanti: progetto da rivedere, Gilda
chiede incontro politico
La Gilda degli Insegnanti, nel corso dell’incontro odierno sulla bozza di
decreto relativo alla formazione degli Insegnanti, ha chiesto ufficialmente di
far precedere il passaggio del decreto in Consiglio dei ministri da un incontro
di livello politico; i nodi emersi dall’esame del decreto, infatti, sono apparsi
tali da non essere risolvibili nell’incontro con i funzionari ministeriali.
La Gilda ha fatto rilevare come un progetto di così radicale trasformazione del
sistema della formazione dei docenti italiani, con le ricadute che comporterà,
non possa essere affrontato semplicemente in sede tecnica.
Fra le questioni di maggior rilievo messe in evidenza dalla Gilda vi è il
mancato raccordo con l’attuale normativa sul reclutamento che rende l’impianto
incoerente e ingestibile.
Pur condividendo la necessità di superare l’attuale dimensione impiegatizia
assunta dal ruolo docente e di valorizzarne l’ambito professionale, così come
l’impianto del decreto pretenderebbe di fare, gli elementi di incertezza e il
mancato rigore nella giustificazione di alcune scelte come le quote percentuali
assegnate alle assunzioni inducono a giudizi non indulgenti sul futuro di un
progetto che appare di difficile attuazione.
Le ulteriori questioni che restano aperte, e sulle quali si attendono risposte
in sede politica, riguardano il percorso stesso della formazione, si passa da un
4 (laurea) + 2 (specializzazione) delle attuali SSIS ad un 3 (laurea) + 2
(specializzazione), siamo di fronte addirittura ad una riduzione del percorso di
formazione con ricadute inevitabili sugli spazi destinati alla preparazione
disciplinare. Vanno inoltre riviste le norme transitorie, così come congegnate
sono una ulteriore fonte di penalizzazione del personale precario ed introducono
ancora una volta elementi di disparità a favore di alcuni contro altri, non è
stato in nessun caso previsto come si realizzi, superata la fase transitoria, il
ricorso al personale supplente; infine il rimando ad ulteriori 11 decreti di
attuazione appare del tutto inaccettabile.
Il Coordinatore nazionale
prof. Alessandro Ameli
Roma, 21 luglio 2004