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Dopo il contratto
di Alessandro Ameli

(Articolo pubblicato nella prima pagina di Professione Docente del Settembre 2003)


A che punto siamo.
Con 20 mesi di ritardo il contratto della scuola ha portato nelle tasche dei docenti italiani un modesto aumento di stipendio, gonfiato ad agosto dagli arretrati: l’euforia e gli aumenti passeranno presto, consumati dal crescente costo della vita. Insieme ai soldi sono arrivate poche significative novità normative.


L’effetto combinato dei miseri aumenti retributivi e la conferma sostanziale della condizione giuridica attuale dei docenti dovrebbe, nelle intenzioni di governo e confederali, mettere tranquilla la categoria per almeno altri 20 mesi.


È bene infatti non dimenticare che a dicembre questo contratto scadrà e dovremo esigere un altro rinnovo, dovremo evitare che si tenti uno scorrimento del prossimo contratto di un periodo pari, se non addirittura maggiore, rispetto a quello appena concluso.


È fuor di dubbio che nel gioco dei ritardi contrattuali si celi una intenzione politica chiarissima che consiste in una depressione crescente del reddito dei docenti: lunghi ritardi infatti non consentono al meccanismo dell’inflazione programmata e del ricalcolo del differenziale di produrre reali effetti di recupero sulla perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni, con inevitabile progressivo impoverimento della categoria.


La recente introduzione dell’euro, con i conseguenti incredibili aumenti dei prezzi, ha contribuito pesantemente -come è sotto gli occhi di tutti - al processo appena descritto.


Evidentemente sono ora in forte crisi sia il modello contrattuale, sia il ruolo del sindacalismo tradizionale, costretto a scendere sempre più a patti con un sistema di governo che finge apertamente di non voler trattare con il sindacato, mentre si accorda sottobanco.


All’insegna di questa gioco è stata condotta tutta la trattativa contrattuale contratto contrattuale e in questo gioco al ribasso è entrata, nonostante i proclami di guerra, anche la Cgil, che ha barattato la sopravvivenza del suo primato di tessitrice di regole contrattuali (il contratto firmato è fotocopia dei precedenti dettati letteralmente proprio dalla Cgil) con un contratto al ribasso -grazie al ruolo di comparse di Cisl, Uil e Snals- che ha negato ancora una volta ai docenti italiani quella possibilità di riscatto economico e professionale che essi attendono ormai da 30 anni.


Che vi fosse una intesa di fondo governo sindacati è apparso ben chiaro proprio dagli incredibili ritardi con i quali Confederali e Snals hanno presentato le loro piattaforme (ben 5 mesi dopo la scadenza del contratto!!!) e c’è voluta la determinazione della GILDA con lo sciopero e la manifestazione di ottobre 2002 (dalla quale pure si dissociò la Cgil) perché partisse almeno ufficialmente la trattativa.


Il sistema dei ritardi, insieme con una maldestra conduzione delle trattative da parte sindacale, ha impedito di raggiungere un contratto che strappasse risultati davvero importanti e capace di coniugare insieme le esigenze della categoria docente, con quelle di rinnovamento del nostro sistema scolastico.

Le occasioni perdute del contratto.
Per queste ragioni Gilda ha avuto il coraggio e la forza di fare la scelta difficile della non firma. Ci sarebbero stati margini e possibilità di fare di più e meglio, ma Cgil, Cisl, Uil e Snals, come sempre, hanno preferito la tutela degli interessi di bottega a quella dei colleghi.


Per esempio:


• vi era l’esigenza di segnare in maniera marcata le differenze normative tra personale docente e non docente, in modo da avviare una progressiva separazione degli ambiti contrattuali (così come lo stesso atto di indirizzo del governo recitava). Ciò non è stato possibile per l’ostilità e il rifiuto della Cgil e delle altre comparse.
• Si sarebbe potuta risolvere definitivamente la questione delle funzioni obiettivo con un loro superamento, recuperando le risorse liberate e reinvestendole nella retribuzione professionale. Si è voluto, invece, ricorrere ad una rimaneggiatura, lasciando le cose come stavano.
• Poteva essere realizzata, con un deciso atto di volontà da parte di tutti, la trasformazione della RPD da accessorio in indennità di funzione.
• Era possibile l’eliminazione delle due ore settimanali obbligatorie di programmazione nella scuola elementare,
ma l’opposizione della Cgil e l’atteggiamento inconcludente degli altri sindacati non lo hanno consentito.
• Poteva essere avviato un processo di effettiva perequazione normativa per il personale assunto a tempo determinato. Ci si è limitati, invece, ad accogliere le modifiche prescritte da leggi generali dello stato che non potevano non essere recepite.

Questo è stato sicuramente il contratto delle occasioni perdute, per l’incapacità di Cgil, Cisl, Uil e Snals di vedere oltre un palmo dal proprio naso e di cogliere e tradurre in positivo le debolezze del governo che, avendo collezionato sulla scuola fallimenti su fallimenti , aveva bisogno di una firma e di un accordo con il sindacato e al quale, per questo, si poteva (e si doveva) chiedere molto di più.

Le occasioni che ci aspettano.
Ma gli esiti di questo contratto potrebbero essere semplicemente un breve passaggio se saremo capaci, alla sua scadenza (dicembre 2003, per la parte economica), di presentarci con forza ed energia rinnovata a tutti gli appuntamenti.


Si tratterà di non disarmare, come invece molti sperano, e di non fermare una spinta forte al rinnovamento e al miglioramento delle condizioni professionali degli insegnanti.


A tutt’ oggi, in questo senso, gli obiettivi della Gilda restano validi strumenti di proposta.


Tuttavia, ad essi dovremo unirne di nuovi, non semplicemente difensivi come quelli tipici dei sindacati tradizionali, ma anche propositivi. Strumenti capaci di collegare la realtà professionale alle mutate esigenze e soprattutto di coniugare, o temperare, quanto sul piano legislativo si va concretizzando.


I punti nodali su cui realizzare un confronto a tutto campo oggi sono: la riforma degli ordinamenti scolastici, lo stato giuridico degli insegnanti, gli organi collegiali, il sistema di reclutamento, il prossimo contratto economico biennale.


Questi temi oggi ci attendono, insieme con l’ importante scadenza delle RSU.


A quell’ appuntamento, previsto nel Dicembre 2003, arriveremo non solo con i nostri slogan, ma anche con le nostre analisi e con le proposte.


Dalle pagine del nostro giornale, dal sito della nostra associazione, cercheremo di fornire ai colleghi un ausilio per comprendere le novità legislative e per affrontarle con la necessaria competenza.


Le tappe di questo percorso saranno il nostro programma politico, le ragioni per le quali - ci auguriamo - molti docenti vorranno ancora vedere nella nostra associazione l’ occasione di essere ben rappresentati.