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SCIOPERO: ADESIONE MASSICCIA OLTRE IL 60%
Dalle prime informazioni che pervengono via via dalle province questo di oggi si
annuncia come uno sciopero storico nella scuola. I dati di partecipazione si
attestano ben oltre il 60% con punte del 100%.
Le ragioni della partecipazione ci sono tutte, dal contratto scaduto da 15 mesi,
alla politica dei tagli, al blocco delle immissioni in ruolo, alla riforma, per
molti versi sbagliata, a cui si è aggiunto un unanime rifiuto della guerra in
atto. Condizioni, che stanno determinando una situazione complessiva di grave
disagio tra i docenti e che stanno creando le premesse per una crescita della
conflittualità proprio nella scuola dove piuttosto andrebbe evitata.
Con lo sciopero di oggi la Gilda vuole ricordare al governo che la guerra in
atto, (il rifiuto della quale va oltre le barriere ideologiche e la sua condanna
per gli insegnanti è un dovere civile) non può costituire in nessun caso un
alibi a disattendere gli impegni e le responsabilità nei confronti della scuola
e dei docenti.
Le azioni di denuncia della Gilda degli ultimi mesi sono state determinate dalla
necessità di portare all’attenzione dell’opinione pubblica la latitanza del
governo sulla questione contrattuale; i palleggiamenti di responsabilità tra
Ministero del ‘Istruzione e Ministero dell’Economia costituiscono una drammatica
presa in giro per quel milione di persone che nella scuola, con responsabilità
diverse, sono quotidianamente impegnate. Siamo arrivati al paradosso che alla
firma di questo contratto seguirà la sua naturale, immediata scadenza (dicembre
2003) e la riapertura di. una nuova stagione contrattuale. Una situazione
insostenibile che finirà per gettare la scuola in un caos rivendicativo
funzionale solo a chi ha a interesse a sostenere una opposizione ideologica e
pregiudiziale.
Ma questo sciopero segna anche una linea di netto rifiuto delle scelte fatte dal
governo in materia di mancati investimenti, di tagli e di risparmi che, ai
risibili risultati ottenuti in termini di economie complessive, sta provocando
di contro danni irreversibili alla didattica quotidiana, al ruolo e alla
funzione docente, alla formazione delle classi, alla gestione degli organici
degli istituti scolastici. Le ricadute di queste scelte, pesantemente negative,
si abbatteranno tutte sugli alunni, cioè sui soggetti più deboli del sistema
istruzione che, per altri versi, tutti dicono di voler tutelare.
Sul fronte della Riforma, dalla scuola reale proviene forte l’esigenza di
apportare, attraverso i decreti di attuazione, modifiche e correzioni a scelte
ingiuste e sbagliate. Le critiche in particolare si. appuntano sul nuovo sistema
di reclutamento, che cancella le speranze di centinaia di migliaia di docenti
precari, ai quali, dopo molti anni di servizio, sarà definitivamente negato uno
sbocco professionale nella scuola dello stato. Inaccettabili sono da considerare
le carriere, che questa riforma introduce nella scuola, in linea di continuità
con quelle inventate da a suo tempo da Berlinguer. Le carriere nella nuova
versione, lontane dal premiare la qualità e l’impegno nell’insegnamento, hanno
l’obiettivo di introdurre elementi di forte gerarchizzazione della categoria
docente a sostegno e rafforzamento del potere dei dirigenti manager e della
scuola azienda.
Il Coordinatore nazionale
prof. Alessandro Ameli
Roma, 24 marzo 2003