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CARO MICHELE ...

Egregio dottor Serra,


grazie per la lettera [La Repubblica del 21 giugno inserto "La grande guida - Come scegliere l'Università", N.d.w.] che ha indirizzato ai nostri ragazzi che stanno per iscriversi all'Università; l'ho regalata a mio figlio diciottenne e anche come insegnante ne farò tesoro.


Ha risvegliato in me echi lontane di letture e di passioni che, forse ritenendole anacronistiche, avevo messo a tacere.


"Studia - scrive - senza chiederti troppo ossessivamente quanto e come il pezzo di carta potrà diventare denaro e prestigio" e mi ritornano nella mente (e nel cuore!) le parole di un grande che ormai abbiamo gettato alle ortiche il quale sosteneva che per studiare volentieri nelle nostre scuole bisognerebbe essere già arrivisti a dodici anni. Don Milani scriveva, infatti, che i nostri ragazzi "giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null'altro. Dietro a quei fogli di carta c'è solo l'interesse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi stringi il succo è quello."


"Volgari" - definisce il Priore di Barbiana - i fini che talvolta indichiamo ai giovani per invogliarli allo studio.
Ha ragione, perciò, dottor Serra: "è triste e arido studiare solo per la carriera": dobbiamo aiutare i nostri figli, i nostri allievi a "sporgersi dai margini del proprio destino" pensando alla persona che "vorranno diventare o che già sono".


Solo così, forse, liberi dai troppi condizionamenti di una società volta ormai al profitto individuale, troveranno la forza, se occorre, per deviare senza paura da quei "binari troppo diritti e oliati" che talvolta conducono verso l'infelicità.

Margherita Dini

 

24 giugno 2003